Gigaro 88: il taglio delle piante solo dopo il censimento del patrimonio vegetale urbano

alberi abbattuti accanto alla chiesa San Vincenzo e Anastasio 5' di lettura 14/01/2010 - Più volte abbiamo dichiarato che i bellissimi monumenti di Ascoli non dovrebbero essere nascosti da grandi alberi, da piante di scarso pregio e poco in sintonia con l’aspetto architettonico del sito.

Siamo, tuttavia, altrettanto convinti della grande importanza che hanno le piante in tutti gli ambienti ed a maggior ragione in quello urbano. Sono stati scritti fiumi di parole su questi temi, spesso affrontati a “compartimenti stagni”, senza una visione unitaria della città e senza un’adeguata pianificazione che contempli tutti gli aspetti ambientali , storici e culturali del territorio. Si citano le norme tecniche di attuazione del piano particolareggiato esecutivo del centro storico che, nell’articolo 31, vieta la realizzazione di aiuole con vegetazione di basso ed alto fusto vicino ai monumenti e impone di rimuovere tali strutture verdi. Siamo sempre stati convinti che prima di tutto dovrebbero valere questioni di pubblica sicurezza rispetto ai quali l’impatto visivo diventa un problema reale ma secondario.



Perché bisogna sempre aspettare che gli eventi meteorologici infieriscano su una pianta per decidere quali interventi fare? Come a Piazza Ventidio Basso: si toglie un Pino d’Aleppo inclinato dal vento, che comunque doveva essere tolto o ancorato già da tempo, ma si approfitta dell’occasione per eliminare un grande pino nello stesso sito che non aveva urgenti problemi di stabilità e poteva essere messo in sicurezza attraverso un’idonea potatura e/o ancoraggio. Ma questo è un discorso troppo complicato, richiede uno sforzo che i “pali di legno dotati di chioma” non meritano! Ai Comuni conviene sempre effettuare l’intervento meno oneroso anche sul piano dell’impegno intellettuale, come ad esempio tagliare radente al suolo la pianta; è sicuramente la potatura più semplice anche perché si risolve qualsiasi problema di manutenzione. Le piante, man mano che crescono, richiedono un monitoraggio sempre più attento, fatto da personale esperto, sulla base di un preliminare piano del verde.



Sono scelte tecniche e soprattutto politiche che i cittadini devono comprendere, valutare ed eventualmente condividere. Sono anni che segnaliamo il problema del Pinus pinea in fondo a via Trieste, adiacente al muro della chiesa di Santa Maria Intervineas; la caduta di tale pianta determinerebbe un enorme danno per la preziosa struttura. Se condividiamo le prioritarie questioni di pubblica sicurezza, però non capiamo le ragioni di tutto questo dinamismo urgente e spasmodico da parte del Comune e di alcune associazioni sulle questioni relative all’impatto visivo causato dalle piante su chiese e palazzi nobiliari e, nel caso specifico, dai cipressi sulla chiesa di San Vincenzo e Anastasio.



Mi preoccuperei di più dell’enorme impatto causato dalla pista su ghiaccio, dei bruttissimi tendoni in piazza del Popolo, del vergognoso assembramento di macchine nelle bellissime piazze della città, delle scritte indecenti sui muri, dei motorini parcheggiati da tutte le parti, delle rue del centro trasformate in orinatoi, delle rue affollate dal traffico, ecc, ecc. Per tornare al verde, ci piace ricordare la questione di alcuni anni fa relativa al progetto di recupero di via Piave. Rappresenta un caso eclatante di totale assenza di pianificazione, oltre che di buon senso. Siamo stati interpellati dal comune per suggerimenti su come risolvere il problema della sproporzione fra la dimensione dei platani ed il ridotto spazio a disposizione, problema destinato ad accentuarsi con il passare del tempo.



Abbiamo segnalato che alcune piante erano cariate in modo grave, che anche quelle sane avrebbero nel tempo causato grossi problemi e che bisognava studiare un piano di graduale riconversione. Che cosa è stato fatto? Quali grandi esperti sono stati interpellati? Sono state abbattute alcune piante e … udite, udite.. con cosa sono state sostituite? Con piante della stessa specie, ovviamente più giovani di quelle esistenti. Abbiamo misurato la loro distanza dai balconi che, in alcuni punti , è di appena mezzo metro. I problemi si ripeteranno fra alcuni anni, ma tanto sappiamo qual è la filosofia dei nostri miopi amministratori: hanno messo a tacere le proteste e se ne fregano di quello che succederà tra trent’anni. Con un progetto ben studiato all’interno di un piano del verde generale (non ci stancheremo mai di ripeterlo!!), insieme alla capacità e all’umiltà di spiegarlo e condividerlo, la natura in città acquisterebbe il giusto ruolo culturale, sociale ed urbanistico.



La nostra posizione quindi è la seguente. Siamo disposti ad accettare il taglio delle piante solo dopo aver visto un PIANO DEL VERDE che includa il censimento di tutto il patrimonio vegetale urbano, la sua valutazione e l’eventuale compensazione in caso di abbattimento, gli interventi straordinari ed ordinari da effettuare, l’individuazione e progettazione di nuove zone, la gestione del verde. Siamo disposti ad accettare il taglio delle piante vicino a chiese e palazzi solo dopo aver visto sparire le auto. Anche perché un albero, anche quando si tratta di un esemplare di scarso pregio, racconta una storia, fa parte della storia della gente che vive sul posto, svolge funzioni ecologiche importanti; mentre le trenta auto che parcheggiano in piazza Ventidio Basso che cosa raccontano?



Forse, togliendo i cipressi a ridosso della chiesa, riusciremo a vedere meglio la sua architettura ma, togliendo le macchine, potremmo vedere finalmente la stupenda piazza con la chiesa, che invece è godibile solo il giorno in cui parte la quintana. È sempre un problema di calcolo COSTI-BENEFICI. Per concludere, ci rivolgiamo con speranza al solerte e grintoso Travanti, pronto a giustificare ogni suo intervento ed a scagliarsi contro qualsiasi persona che provi ad esprimere educatamente il proprio dissenso, affinché possa ridurre o meglio eliminare le macchine che soffocano le chiese e i monumenti. E non ci dica che non è di sua competenza, perché i cipressi possono ancora aspettare qualche anno!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-01-2010 alle 19:39 sul giornale del 15 gennaio 2010 - 2642 letture

In questo articolo si parla di attualità, ascoli piceno, Comitato Gigaro 88





logoEV