Avvelenamento animali selvatici: il progetto 'Life Antidoto' per salvare la fauna del Gran Sasso e Monti della Laga

3' di lettura 24/10/2013 - Il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha presentato in un convegno tenutosi oggi, giovedì 24 ottobre, nelle sale dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ad Assergi, i risultati del progetto Life ''Antidoto''.

Il convegno, dal titolo ''L'avvelenamento della fauna selvatica in Europa. Impatto sulle specie minacciate e misure di contrasto'' ha riunito biologi e naturalisti provenienti da Italia, Spagna, Gran Bretagna, Grecia e Bulgaria ed ha fatto il punto sulle conseguenze che l'uso illegale del veleno determina sui grandi carnivori e sui rapaci necrofagi, in vari contesti europei, sintetizzando, nella prima parte dei lavori, le buone pratiche apportate da ''Antidoto''.

Realizzato nel quinquennio 2009-2013, il progetto ha coinvolto, oltre al Parco Gran Sasso - Laga, come capofila, le regioni spagnole dell’Andalusia e dell’Aragona, impegnando un budget di 1.411.144 €, finanziato al 50% dalla Commissione Europea.

Centrato l’obiettivo di adottare e diffondere misure innovative per la lotta all'uso illegale del veleno, soprattutto attraverso la dotazione di Nuclei Cinofili Antiveleno. Quelli attivi presso il Parco sono gestiti in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato ed hanno effettuato 131 ispezioni periodiche e 55 ispezioni d’urgenza, ritrovando in 13 interventi bocconi e carcasse avvelenati.

Il progetto ha prodotto inoltre la ''Strategia contro l’uso del veleno in Italia'', documento presentato nel febbraio scorso al Ministero della Salute e contenente importanti elementi conoscitivi del fenomeno, un protocollo operativo ed una proposta di legge. Significativi i dati relativi alle azioni di disseminazione che hanno visto il coinvolgimento di diverse centinaia tra scuole, aziende zootecniche, tartufai (coinvolta l’associazione FNATI), Prefetture, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Provinciale, Ministero della Salute e Ministero dell’Ambiente, 9 Istituti Zooprofilattici Sperimentali, ASL, veterinari, Parchi nazionali e regionali, Comuni e Province. Sono emersi dal convegno i punti di forza e di debolezza della lotta al veleno.

I primi sono senz’altro ravvisabili nella dimostrata efficacia dei Nuclei Cinofili per le azioni ispettive e quale deterrente, nell’accresciuta consapevolezza e sensibilizzazione al fenomeno, in special modo a livello locale, e nell’efficacia dell’uso del numero di emergenza 1515, specializzato in via sperimentale dal CFS della Provincia dell’Aquila per il ricevimento delle denunce con richiesta di intervento degli NCA. A tal proposito è significativo che il Parco Gran Sasso – Laga sia entrato a far parte, come membro effettivo, del tavolo tecnico che la Prefettura dell’Aquila, tra rima in Italia, ha istituito in ottemperanza all’Ordinanza Ministeriale 18 dicembre 2008.

Tra i punti di debolezza permangono l’insufficiente conoscenza della reale portata del fenomeno in Italia, la disomogeneità dei dati disponibili a livello nazionale, la complessità nel raccordo delle azioni fra i vari soggetti coinvolti nella gestione della problematica, l’oggettiva difficoltà nel rinvenimento di carcasse e bocconi avvelenati e quindi nell’individuazione e punizione dei colpevoli.

Grande soddisfazione è stata espressa dai vertici dell’Ente che hanno auspicato, per l’oggettiva bontà dei risultati, l’accoglimento di una nuova candidatura da parte dello strumento Life della Commissione Europea, onde poter sviluppare ulteriormente obiettivi ed azioni di “Antidoto”.

Allo stesso modo hanno lodato la professionalità dello staff dell’Ente impegnato nel progetto e rimarcato l’impulso, certamente non accessorio, che esso ha dato all’occupazione di svariate unità lavorative.

Sotto, la locandina del convegno e un orso bruno marsicano, una delle specie colpite dai veleni












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