Coalac, Castelli scrive a Spacca

guido castelli 10/02/2014 - Il sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, ha scritto al governatore della Regione Marche, Gian Mario Spacca, rivolgendosi anche al vice presidente della Giunta Regionale Marche, Antonio Canzian, e all'assessore all'agricoltura, Maura Malaspina, per chiedere la convocazione di una riunione per la crisi della Cooperlat e la chiusura della Colac di Ascoli.

Di seguito si riporta il testo completo della richiesta, pubblicata sulla pagina Facebook del sindaco ascolano.

Egregio Signor Presidente,
a seguito del Consiglio provinciale "aperto" del 31. 1. 2014 (dove vi è stata un'ampia partecipazione di cittadini e operatori del settore) e del Consiglio comunale di Ascoli del 6 u.s., dove è stato approvato un uguale ordine del giorno che si allega, La prego di voler promuovere un incontro tra gli amministratori della Cooperlat, una delegazione istituzionale del territorio piceno, la Coldiretti con le altre associazioni di categori e la Confcooperative, in quanto organizzazioni più rappresentative degli agricoltori e degli allevatori interessati alla vertenza di che trattasi, nonché delle organizzazioni sindacali in rappresentanza delle maestranze; salvo altri riservati alle sue valutazioni.

La riunione di che trattasi è diventata ineludibile dopo che sono rimasti sterili diversi incontri fra gli amministratori di Cooperlat e l'Assessore all'Agricoltura della Regione Marche, al quale non è stato fatto recapitare nemmeno il promesso e più volte declamato "piano industriale" e per di più sono cambiate le posizioni strategiche dell'azienda, che nell'ultimo incontro con le OO.SS. sono state riassunte in una ferma posizione di chiusura dello stabilimento Coalac di Ascoli per la lavorazione del latte, nonchè di una probabile messa in mobilità del personale impiegato nello stesso stabilimento nei prossimi sei mesi.

Ulteriori fatti eloquenti della volontà dell’azienda, che si sono manifestati dopo l'incontro dell'8 gennaio scorso tra la S.V., lo scrivente ed una sua delegazione, rivelano decisioni risolutorie delle strategie annunciate di chiusura della Coalac. Basti pensare all'acquisto di una "soffiatrice" per l'imbottigliamento del latte a Jesi e la disdetta del contratto con la Plastec srl per l'imbottigliamento del latte di Ascoli e alla sospensione dal lavoro, ogni mercoledì della settimana, per quanto riguarda la lavorazione del latte, al fine di testare gli effetti di una chiusura definitiva dell'attività.

Di fronte all'evidenza di tali comportamenti dell'azienda, che le comunità locali, le maestranze e gli allevatori, che fanno riferimento alla Coalac, ritengono fortemente lesive della loro dignità sociale e dei loro interessi economici, si impone una ferma risposta delle istituzioni, soprattutto nei confronti degli amministratori, la cui gestione non appare né ispirata ai principi di democrazia, né alla solidarietà cooperativistica e, soprattutto, alla trasparenza e logicità delle procedure con cui decisioni a così forte impatto sociale vengono prese.

È fondato inoltre ritenere che la situazione possa volgere in una direzione meno conflittuale, almeno nella fase che divide questo tempo da quello imminente per il rinnovo delle cariche sociali, se solo la Confcooperative regionale adempisse all'invito rivolto dagli ispettori del Ministero per lo sviluppo economico nella visita ispettiva del 22 novembre 2012, nell'esercizio dei poteri di vigilanza sulle attività economiche afferenti la cooperazione.

Stante la prevalente quanto discutibile rappresentanza dei vertici della Confcooperative regionale nella "governance" della Cooperlat e degli stretti rapporti di collaborazione del sistema economico di riferimento che tale organizzazione cooperativistica ha con codesta Regione, è quantomeno opportuno che il sistema delle istituzioni locali ponga la stessa Confcooperative di fronte a precise responsabilità d'ordine sociale e politico.

Il "sistema Marche" deve saper reagire di fronte ad un certo modo di fare impresa, soprattutto quando la invocazione delle regole del mercato dimostrano l'esatto opposto delle strategie in corso di realizzazione da parte della Cooperlat.

A conclusione di questa richiesta, si può osservare che tutto il sistema politico e sociale del territorio piceno sta reagendo in modo unitario di fronte a comportamenti ed atti ingiustificati ed ingiustificabili da parte della Cooperlat, ma che sempre di più sta trasformando una vertenza aziendale in una vertenza territoriale anche nei confronti della Regione per altri settori a ritardo di sviluppo, come quello della sanità e delle infrastrutture.

Si tratta quindi di non allargare tale vertenza e di contenerla nel merito e nel tempo, affinché non travolga gli argini di una corretta dialettica politica ed istituzionale.

Nell'attesa di un cortese riscontro affermativo, l'occasione mi è gradita per porgere più cordiali saluti.

 

Il Sindaco

avv. Guido Castelli


di Redazione
redazione@vivereascoli.it



Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2014 alle 18:04 sul giornale del 11 febbraio 2014 - 1060 letture

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