Dossier Vivere Ascoli: la prostituzione in appartamento nel Piceno. Fisionomia di un reato invisibile

prostituzione in appartamento 24/02/2014 - ‘’Lontano dagli occhi lontano dal cuore’’. Un detto che spesso è carico di accezioni positive, utilizzato come un inno al non avere rimorsi, al dimenticare, la lasciar perdere. Una ricetta per restare sereni, perché a volerne sapere troppe spesso ci si rimette in serenità.

Purtroppo, nel tema che vogliamo affrontare questo detto si carica di un significato sinistro, che ha a che fare con l’indifferenza e l’omertà, parenti stretti e spesso anticipatori di tristi epiloghi. Parliamo di prostituzione e, in questo mondo, ci sono molte cose che sfuggono allo sguardo e questo, da un certo punto di vista, ci rassicura perché così teniamo lontano il senso di colpevolezza per la nostra immobilità, il nostro stare a guardare, o meglio il nostro guardare altrove, mentre delle vite vengono rovinate per sempre.

Ogni tanto esce un articolo come questo e ci mettiamo la coscienza a posto perché il solo averlo letto ci basta per dormire sonni tranquilli, quasi come se l’informazione, di per sé, bastasse per cambiare le cose. Ciò che è lontano dalla vista, in questo sordido mondo, spesso è persino più contorto e preoccupante di quello che vediamo tutte le notti sulle strade. Maltrattamenti, sfruttamento, tratta, sono i reati che si ripetono sistematicamente, imbavagliati nell’indifferenza e nella paura, che impediscono alle vittime di denunciarli.

Si tratta del fenomeno della prostituzione indoor, ossia quella che avviene tra le mura degli appartamenti, nei night club o nei ‘’centri massaggi’’. Un fenomeno in espansione che si sta diffondendo anche nella provincia di Ascoli.

La caratteristica più preoccupante dei dati relativi a questa tipologia di fenomeno è che non esistono. Non è possibile tracciarne un profilo basandosi sui numeri perché questi sono difficilmente reperibili e altrettanto difficilmente quantificabili. In linea generica si può dire che la prostituzione sommersa è aumentata negli ultimi 6 anni, per motivi dovuti alle politiche repressive sulla prostituzione stessa e sull’immigrazione, ad esempio la legge Bossi – Fini, ma anche per fattori endogeni.

Certamente l’aumento dei controlli da parte delle Autorità ha fatto sì che ci fosse uno scoraggiamento dell’attività su strada, dirottando il business delle associazioni criminali verso il sommerso, ma allo stesso tempo non si possono escludere dall’equazione anche le richieste dei clienti, che trovano nell’indoor un porto sicuro per i loro ‘’affari’’ notturni. Questo ha fatto sì che il business si spostasse laddove poteva essere più proficuo e, soprattutto, meno rintracciabile.

Sono fenomeni diffusi e radicati nel territorio, fortemente delocalizzati, contrariamente alla prostituzione di strada che invece avviene in zone precise e ben conosciute, come la Bonifica del Tronto, ben nota agli abitanti della provincia di Ascoli. Solitamente l’indoor non ha aree di concentrazione, ma capita che vi siano delle palazzine al cui interno si svolgono questo tipo di attività.

La difficile localizzazione, nonché quantificazione del fenomeno, deriva dalla sua mobilità intra ed intersettoriale. Infatti, non è raro che le prostitute si spostino da una palazzina ad un’altra o da un contesto ad un altro, ad esempio dal night alla strada. Questo continuo movimento rende la prostituzione al chiuso invisibile ed indecifrabile, come in una specie di gioco delle tre carte in cui il prestidigitatore nasconde la vera posizione della carta vincente.

Le donne coinvolte sono principalmente dell’Est Europeo, con presenze importanti di sudamericane e cinesi, oltre ovviamente alle italiane. Quello che preme sottolineare, al di là delle cifre e delle caratteristiche del fenomeno, è il fatto che le condizioni delle persone vittime di questo tipo di sfruttamento, sono talvolta persino più segreganti rispetto alla prostitute di strada. A molti potrà sembrare più normale, più socialmente accettabile e meno allarmante (il concetto di ‘’occhio non vede cuor non duole’’ di cui sopra), ma ciò che accade all’interno di certi appartamenti, rimane sepolto al loro interno e con questo tutto lo strascico di conseguenze che il corpo e la mente di queste ragazze è costretto a subire.

In tutto ciò, un ruolo fondamentale ce l’ha il cliente che, spesso, si rifugia in questi luoghi per praticare dei tipi di rapporti sessuali che in macchina o a casa non si potrebbe permettere. E’ a questo punto che la ragazza, vittima di questo sistema, è sottoposta ad un duplice sfruttamento, quello che avviene sia da parte di chi la ‘gestisce’ sia da parte del cliente, che è tanto più pericoloso quanto più intenzionato a sfogare perversioni e frustrazioni sul corpo della donna. Vessazioni che non vengono denunciate da chi li subisce, per ovvi motivi.

Le prostitute che operano indoor sono quindi più esposte delle ‘’colleghe’’ che lavorano in strada e persino più isolate. Un isolamento difficilmente penetrabile anche per quelle associazioni che si impegnano a lottare contro la tratta e la prostituzione. Entrare all’interno delle ‘’fortezze’’ nelle quali queste donne vengono rinchiuse è una missione ardua, spesso perché a respingere l’aiuto sono le stesse vittime, oppresse a tal punto da non vedere vie d’uscita da quella vita e scoraggiate verso coloro che invece potrebbero aiutarle.

La prostituzione sommersa, soprattutto quella al chiuso, prolifera grazie a questa sua volatilità, per l’impossibilità di essere rintracciata. Una realtà che galleggia costantemente tra il visibile e l’invisibile, di cui si sa ma non si parla, che sfugge ma è proprio lì, sotto gli occhi di tutti. I clienti la proteggono, spinti alla preservazione di quello che loro considerano il loro ‘’angolo di paradiso’’, mentre gli altri se ne disinteressano, perché se le prostitute non stanno per le strade è meglio, è più pulito e i bambini non vedono uno spettacolo imbarazzante.

L’indoor può allo stesso tempo considerarsi, per questi motivi, sia un punto di arrivo che un punto di partenza nel panorama della lotta alla prostituzione. Di arrivo, perché è vero che le leggi, i controlli hanno portato ad un progressivo, seppur non totale, ‘’svuotamento’’ della strada e questo è un bene sia a livello sociale, sia per gli individui coinvolti. E’ un punto di partenza, perché è altrettanto vero che il sommerso è in aumento, il che apre a delle prospettive per una nuova battaglia da combattere su due fronti: quello della strada, già conosciuto, e quello dell’appartamento, in espansione, che costituisce un terreno ancora per larga parte sconosciuto ed indecifrabile.

Il paradosso dietro tutto questo è che molto spesso la prostituzione al chiuso è pubblicizzata, ha una sua risonanza, insomma è tutt’altro che invisibile. Contesti come i night, i privè, i centri massaggi, sono però socialmente accettati perché mascherati da attività legali e, anche se è ben noto quello che accade dietro ad alcuni di essi, tutto viene taciuto, il che rende sempre più difficile il lavoro di chi vuole combattere la prostituzione. Il sommerso esiste anche in un’isola felice come il Piceno, dove i fenomeni sembrano più rarefatti e ben localizzabili.

Molto spesso si pensa solo alla prostituzione visibile dimenticandoci che, dietro all’annuncio su internet o su un giornale, dietro ai night e alle massaggiatrici, si nasconde un mondo che infligge sofferenza quanto e forse più di quella sopportata dalle donne che stanno sulla strada. Un mondo che non può più restare ‘’lontano dagli occhi, lontano dal cuore’’.

 

 

Fonte: On the Road Onlus - dati contenuti nella pubblicazione ''Tra invisibile e invisibile: La prostituzione al chiuso: scenari e prospettive di intervento'', nell’ambito del progetto Equal ”Diritto d’Accesso”, a titolarità dell’Associazione On the Road, Collana On the Road, Franco Angeli, Milano, 2008.


di Gabriele Ferretti
redazione@vivereascoli.it
 




Questa è un'inchiesta pubblicata il 24-02-2014 alle 12:53 sul giornale del 27 febbraio 2014 - 3495 letture

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paolo48

01 marzo, 12:35
prostituirsi non e' e non deve diventare un reato ( come invece "suggerisce" il titolo).

Lo sfruttamento, invece, e' un reato umiliantissimo e gravissimo.
Questo solo va perseguito.

Per il resto, la prostituzione va legalizzata, in piena autonomia e liberta' decisionale dell'interessato/a, come libera professione e con tutti i diritti e doveri che rientrano nella specdificita' delle libere professioni, a cominciare dal pagamento delle tasse.