Montegallo: convegno sull'importanza 'sociale' del castagneto

Galle cinipide Galligeno 6' di lettura 30/06/2014 - Il neonato circolo Acli “Le contrade di Propezzano” creato per organizzare eventi ed iniziative ludico-culturali nel territorio di Montegallo e stimolare il dibattito fra le istituzioni e la popolazione su alcune tematiche ambientali con particolare riferimento alle zone montane, ha organizzato un convegno dal titolo 'L'importanza sociale del castagneto' presso il Camping Vettore di Balzo di Montegallo nel mese di Maggio.

All'evento è intervenuta una gran parte della cittadinanza delle frazioni del comprensorio e dei comuni limotrofi ed ha coinvolto nella 'discussione' le Istutuzioni locali presenti quali l'Amministrazione comunale, in veste del suo sindaco Fabiani, la Comunità Montana del Tronto con la Presidente Marianna Perotti ed il tecnico Piero Marini, l'agronomo Reda Natale consigliere dell'ordine degli agronomi e la dottoressa Marida Corradetti collaboratrice diun progetto di ricerca sul Torymus sinensis dell'università di Torino.

Il Parco dei Monti Sibillini ha disertato l'invito a presenziare del circolo che teneva molto invece, affinché tutte le parti coinvolte fossero presenti per poter rispondere alle concitate richieste dei castanicoltori su questo importante tema.

Si è partiti con la castanicoltura come 'valenza 'sociale', ossia come cura e conservazione del territorio montano minato inevitabilmente dall' abbandono progressivo della montagna iniziato nel secondo dopoguerra e da un mancato ricambio generazionale che inevitabilmente ha causato problematiche 'ambientali' nonché 'sociali'.

Il deperimento di un bene ne sminuisce il valore ed è proprio questo che si cerca di riprendere con un recupero ed un mantenenimento delle zone 'sfruttate' e non lasciate all'abbandono. Oggi si registrano sporadici quanto apprezzabili 'ritorni' alla castanicoltura e all'agricoltura in generale nella zona montana, probabilmente anche dovuti alla crisi economica attuale.

Secondari, ma non troppo, i benefici economici della castinacoltura che però non vanno disgiunti dai vantaggi più generali legati alla caratterizzazione del paesaggio, al mantenimento della scarsa antropizzazione e della naturalità dell'ambiente.

L'economia di un luogo è anche lo specchio delle sue potenzialità quindi, occorre lavorare affinché questa coltura, come le altre, venga sviluppata invece che ostacolata, 'assistita' piuttosto che 'trascurata' in virtù di una salvaguardia della produzione dei frutti e del legno, ma anche per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico nochè del presidio del territorio.

C'è però una nuova 'minaccia' dopo il cancro americano e il mal dell’inchiostro del castagno degli anni passati che non agevola e anzi preoccupa i castanicoltori. Parliamo degli attacchi del fitofago 'Cinipide Galligeno' o cinipide del castagno noto anche come vespa cinese, un insetto fitofago dell'ordine degli imenotteri detto galligeno perché induce la comparsa di ingrossamenti tondeggianti detti galle su germogli e foglie delle piante colpite nei quali la sua larva compie il ciclo vitale.

Una minaccia reale che preoccupa il settore perché causa delle perdite rilevanti non solo perché riduce la produzione di frutti, ma anche per i danni agli accrescimenti legnosi.

Ed il convegno ha voluto esporre al pubblico intervenuto la vastità di questo fenomeno proveniente in origine dalla Cina ma ormai ampiamente diffuso in Giappone, Corea, Europa e Stati Uniti.

In Italia l'imenottero cinipide (Dryocosmus kuriphilus Yatsumatsu) è stato segnalato per la prima volta nel 2002 in provincia di Cuneo (prima ssegnalazione in Europa) e negli ultimi anni si è diffuso ulteriormente, interessando 15 delle 20 regioni italiane. Nel 2009 infatti il Dryocosmus kuriphilus risulta assente solamente in Valle d'Aosta, Basilicata, Molise, Sicilia e Puglia.

Nel 2011 ha pesantemente infestato anche la Liguria. Nella regione Marche l’insetto cinipide ha determinato grandi danni e si parla di un crollo della resa del 60% nel 2013 nella zona a sud della regione nella provincia di Ascoli dove si concentra ben il 94 per cento dei castagneti (Macerata, 4 per cento, a Fermo, Pesaro, Ancona il restante 2 per cento).

Una certa inerzia da parte delle Istituzioni esiste, visto che i fondi che lo Stato ha erogato alle regioni per combattere il cinipide sono pochi solo perché il loro riparto dipende dai progetti presentati dalle regioni stesse. Tuttavìa Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Sardegna hanno già realizzato campi per la riproduzione di insetti utili da impiegare nella lotta biologica della vespa cinese, convogliando molte risorse.

La nostra regione è intervenuta con grave ritardo. Infatti il progetto di lotta biologica al cinipide del castagno con l'utilizzo del parassitoide Torymus sinensis è iniziato solo nel 2012, nell'autunno precedente sono state individuate le aree in cui effettuare i lanci del Torymus sinensis, e monitorate per la valutazione della fenologia e del ritmo vegetativo dei castagneti necessaria per sincronizzare il lancio del parassita con la fase di sviluppo del cinipide all'interno delle galle.

I parassitoidi portati sul posto sono stati lanciati nell'Aprile 2012 nelle seguenti località : Baccile di Monteforino; Meschia di Roccafluvione; San Pietro di Ascoli Piceno; Venamartello di Acquasanta Terme e Rigo di Montegallo. Nello stesso anno è stata avviata la realizzazione del 'centro di moltiplicazione del Torymus sinensis' nel vivaio regionale dell'ASSAM 'Alto Tenna' ad Amandola che dovrebbe permettere in futuro una produzione autonoma del parassitoide nella regione Marche.

In totale sono stati effettuati quaranta lanci del parassitoide Torymus sinensis, antagonista del cinipide, e a questi si aggiungono quelli effettuati dalle amministrazioni o da privati, il cui numero complessivo è ancora in fase di rilevazione.

Durante il convegno si è ribadita la necessità di rimuovere il divieto di rilascio del parassitoide nelle aree parco e nelle zone protette, divieto che crea un grave pregiudizio dell’attività economica delle imprese che si trovano ad operare in queste aree. La presenza del Parco dei Monti Sibillini poteva rivelare la posizione dell'Ente nei confronti di questa vicenda 'sociale' che mina il territorio ed i suoi abitanti.

Sulla fonte dei dati minesteriali si evince che la regione Marche è intervenuta sulla problematica anche con fondi regionali di bilancio, impegnando a favore dell'ASSAM 50.000 euro per implementare il programma di lotta biologica al cinipide galligeno del castagno con ulteriori acquisti di Torymus sinensis e per iniziare degli studi di fattibilità sull'incidenza ecologica ed ambientale del parassitoide anche sulle aree naturali protette.
Quindi qualcosa si stà muovendo ma purtroppo conosciamo le lungaggini burocratiche del nostro paese.

La lotta al cinipide del castagno deve continuare con un impegno congiunto, e continuativo ed anche un convegno promosso da una neonata associazione può servire a smuovere qualcosa.








Questo è un articolo pubblicato il 30-06-2014 alle 17:31 sul giornale del 01 luglio 2014 - 2089 letture

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