Vivere Picchio: Claudio Zucchetti e l'amore cantato per l'Ascoli

5' di lettura 15/07/2014 - Claudio Zucchetti non ha bisogno di grosse presentazioni: noto artista tutto ascolano, ha dedicato all’amato Picchio diverse canzoni, entrate di diritto a far parte della storia bianconera.

Grande sostenitore della squadra regina delle Marche, si è sottoposto con molto entusiasmo alle nostre domande.


Ascoli Calcio e musica rappresentano senza dubbio due tra le realtà a te più vicine. E’ stato difficile accostare queste mondi apparentemente diversi per la realizzazione di canzoni sul Picchio? No, perché si tratta di amore per entrambe. Mettere insieme le due cose è la realizzazione di un sogno. Come amare due donne contemporaneamente: se loro te lo permettono è fantastico!

L’ultimo grido di libertà’ è un componimento dedicato a Nazzareno ‘Reno’ Filippini, ultras bianconero barbaramente ucciso durante gli scontri che caratterizzarono il post partita del 9 ottobre 1988, in occasione del match Ascoli-Inter. Cosa ti spinse alla realizzazione di questo pezzo? Quando accadde l’evento di Filippini io avevo 17 anni e rimasi molto colpito dalla tragedia. Ho sempre pensato alla famiglia, alla madre, al vuoto che si lascia dietro una faccenda del genere. Non è concepibile perdere la vita ad un’età giovane come quella di Nazzareno, figuriamoci se la morte avviene in quel modo. Ho sentito il dovere di dover scrivere qualcosa che riguardasse quest’evento perché non fosse dimenticato e soprattutto per ricordare ai giovani tifosi che non è possibile accettare di morire in un contesto sportivo. Lo sport, il calcio sono l’esaltazione della vita, dell’amicizia, della condivisione della fatica e della festa. Nulla che abbia a che vedere con la morte.

Non esiste sostenitore bianconero che non abbia speso parole sull’immenso Costantino Rozzi. Tu l’hai fatto nel modo che meglio ti riesce… Scrivere un pezzo che ricordasse il Presidente è stato bellissimo e commovente. Il brano “Ciao Presidente” è stata anche l’occasione per riflettere su ciò che era il calcio degli anni 70/80 e quello di oggi. Un triste confronto direi. Non che allora il calcio non avesse i suoi problemi anzi, ma oggi abbiamo davvero rotto tutti gli argini che ci separano dal baratro. Noi ad Ascoli lo abbiamo visto bene a spese nostre. Ho dedicato questa canzone alla Signora Franca, moglie di Costantino, che mi ha telefonato a casa dopo aver ascoltato il disco. Mi ha fortemente voluto conoscere e per me è stato un onore sederle accanto sorseggiando un caffè al Meletti. Il caffè più dolce della mia vita. Parlando con lei ho rivisto in vita Rozzi. Le stesse parole, la stessa voglia di combattere. Indimenticabile.

Che effetto si prova, dopo anni di sofferenza, nel tornare a parlare solo di calcio giocato e non di ritenute Irpef, contributi Inps e penalizzazioni? Ti senti rilassato e provi un senso di giustizia. Quello che abbiamo vissuto è stato un incubo protratto per anni. Tale che molte persone ci avevano fatto l’abitudine. Credo che quello che sono stati capaci di fare gli ascolani per l’Ascoli sia stato qualcosa di unico, di inimmaginabile. Sono sicuro che nessuno della vecchia società pensava ad un epilogo del genere. Mi piace molto studiare la storia di Ascoli. Per questo sono sempre stato fiducioso. Sapevo che gli ascolani non si sarebbero arresi. Sapevo che Bellini non avrebbe mai rinunciato a mollare l’osso. Lo dicevano chiaramente le sue parole di tre anni fa. Solo i superbi non sanno leggere gli occhi delle persone. Adesso mi godo la nuova gestione con tranquillità ma sempre con occhio vigile!

Giusto, secondo te, non confermare Flavio Destro sulla panchina ascolana? Non sono un tecnico. Scegliere un allenatore è un'alchimia. Capita rare volte di azzeccarlo al primo colpo. Destro ha fatto un ottimo lavoro se proporzionato alla situazione ma forse per il progetto di Bellini è un po’ immaturo. Ad essere sincero io credo che avrebbe fatto bene ad accettare un posto con le giovanili perché certamente da lì sarebbe arrivata davvero la sua grande occasione. Ma questa è solo una mia idea. E’ giusto che il mister abbia fatto la sua scelta.

Come giudichi le manovre di calciomercato attuate fin qui dal direttore generale Lovato? Mi trovo in difficoltà perché avevo davvero perso l’abitudine. L’unico calcio mercato ad Ascoli degli ultimi 4/5 anni era quello del “fantacalcio”. A parte gli scherzi, non si può dire che Lovato non stia lavorando né che il Presidente Bellini non lo stia mettendo nelle condizioni ottimali per farlo. Mi sembra che la squadra si stia materializzando in modo razionale. La sensazione è che ci sia una programmazione (ricordate cosa significa questa parola?).

E’ pronta o no la canzone per il ritorno in serie A? Noi abbiamo un pezzo fortissimo che è 'Ascoli sei grande'. Quello è il mio inno perché fa parte della mia vita e perché fu Rozzi a volerlo. Credo che però sia giunto il tempo di rinnovarci anche da questo punto di vista. Dobbiamo guardare avanti anche in questo perché l’era di Bellini abbia davvero inizio. Lo so, la storia ci dà la certezza ma ricordiamoci che è il futuro che ci dà la speranza. Per quanto mi riguarda se la società ne dovesse avere voglia io un pezzo nel cassetto per il Picchio ce l’ho sempre! Lo darei ai tifosi con il solito affetto.

Saluta i tifosi bianconeri… Abbraccio tutti i tifosi bianconeri con la speranza di rivederne tanti al Del Duca il 31 agosto. E’ tempo di tornare a cantare e sostenere i nostri colori, le nostre tradizioni, la nostra storia. Solo e sempre Forza Ascoli!


In allegato una foto di Claudio Zucchetti insieme a Gigi Giorgi.

‘Vivere Picchio’: le emozioni bianconere, raccontate da chi ha le ha vissute!

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di Rocco Bellesi
redazione@vivereascoli.it
 







Questa è un'intervista pubblicata il 15-07-2014 alle 18:33 sul giornale del 16 luglio 2014 - 2051 letture

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