Vivere a 4 Zampe: da Free Willy a Blackfish, i film che hanno cambiato l'opinione sui delfinari

Vivere a 4 Zampe, Flipper 3' di lettura 01/03/2015 - Tutti noi ricordiamo Free Willy come il bestseller che con grande impatto emotivo ci ha fatto vedere quanto poco i parchi acquatici siano adatti alla vita di quegli animali intelligenti e sensibilissimi che sono i cetacei.

Proprio 'Free Willy' diede vita ad un movimento di protesta contro la cattività di orche e delfini per l'intrattenimento (spettacoli nei delfinari, esperienze di nuoto con i delfini, utilizzo dei cetacei nei film...), protesta che si cristallizzò in un progetto da 20 milioni di dollari attraverso il quale Willy - Keiko in realtà - sarebbe stata rieducata alla vita in natura e restituita alle acque da cui l'avevano catturata in giovane età. Un progetto mastodontico e purtroppo fallimentare, ma che primo fra tutti calamitò l'attenzione su questa tematica.

Nel 2009, grazie al film-documentario 'The Cove', l'attenzione si sposta in un piccolo golfo della cittadina di Taiji, in Giappone, dove moltissimi delfini vengono catturati ogni anno... destinazione: parchi acquatici di tutto il mondo. Quelli che vengono scartati dalla scelta degli addestratori, finiscono brutalmente assassinati dai pescatori ed immessi nel mercato ittico locale. Il noto documentario, vincitore di numerosi premi, svela un dietro le quinte dei delfinari a dir poco agghiacciante.

Il film, tuttavia, non sarebbe stato realizzato senza l'esperienza di Richard O'Barry, colui che per primo catturò ed addestrò un tursiope: la star Flipper. O'Barry a lungo si rammaricò per aver dato vita al mito tanto amato di Flipper, a cui è seguito il boom dei delfinari: 'ho passato tre anni della mia vita a creare il business dei delfinari - dichiara nel documentario - e i successivi trenta a cercare di distruggerlo'.

'Il "sorriso" dei delfini - ammonisce Richard O'Barry - è il più grande inganno della Natura. Fa apparire i delfini sempre felici, ma se li hai mai visti in natura capisci che non sono fatti per stare in una tanica e che la cattività è una grande crudeltà nei loro confronti'.

Pochi anni dopo l'uscita di 'The Cove', 'Blackfish' nel 2013 porta alla luce molti aspetti inediti legati alla gestione delle orche nei delfinari e alle misure di sicurezza (non) adottate nel loro addestramento. Quest'ultimo documentario è stato realizzato in seguito ai tristi fatti accaduti a SeaWorld - ad Orlando, in Florida - dove un'addestratrice fu uccisa da un'orca, già responsabile di un altro gesto simile. Il documentario ebbe una risonanza mondiale che ha risvegliato le coscienze di molte persone.

Oggi, moltissimi rifiutano di acquistare un biglietto per il delfinario. SeaWorld, in particolare, nel dopo-Blackfish, ovvero nel 2014, ha subito una perdita di 80 milioni di dollari e ha registrato circa un milione di visitatori in meno rispetto all'anno precedente. In seguito si è anche aperto un contenzioso tra l'azienda ed i suoi investitori, secondo i quali SeaWorld avrebbe tentato di mascherare l'esponenziale calo di incassi.

Ora pare che SeaWorld intenda trasferirsi in Medio Oriente, dove potrebbe incontrare la fortuna di qualche facoltoso businessman, ma una critica meno efferata da parte del suo pubblico.


di Arianna Baccani
redazione@viverecivitanova.it







Questo è un articolo pubblicato il 01-03-2015 alle 17:26 sul giornale del 02 marzo 2015 - 987 letture

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