Referendum. Lodolini: riforma e stabilità

6' di lettura 13/07/2016 - La riforma costituzionale, sulla quale tutti i cittadini ad ottobre saranno chiamati a dire la loro, consentirà finalmente all’Italia di colmare un ritardo storico nei confronti delle democrazie più avanzate del mondo, cessando di essere l’unico Paese in cui il Parlamento è composto da due Camere eguali, che danno e tolgono la fiducia al Governo, con gli stessi poteri e più o meno la stessa composizione.

Non si tratta solo di ridurre i costi, ma di accrescere la funzionalità delle istituzioni e garantendo una maggiore stabilità politica.

Quanto è costata l'instabilità politica al nostro Paese?
L'instabilità dei governi genera instabilità dell'economia, perdita di posti di lavoro, crisi degli investimenti.
La riforma costituzionale eliminando il bicameralismo paritario crea le condizioni per governi più stabili e capaci di prendere decisioni utili ai lavoratori, a chi un lavoro non ce l'ha, alle imprese che devono assumere. La nuova legge elettorale dal canto suo aiuterà la stabilità dei governi perché chi vincerà le elezioni finalmente potrà governare per cinque anni, come nei comuni, senza logorarsi in infinite negoziazioni con alleati divisivi. Per capire quanto ciò sia importante in Italia, basta riflettere sui dati più avanti riportati, che spiegano bene come mai nel corso dei decenni siamo precipitati così in basso nelle classifiche sul debito pubblico, sulla disoccupazione, sulla produttività (da un paio d'anni abbiamo invertito la rotta con risolutezza, ma c'è tanto terreno ancora da recuperare).

Italia: 63 governi in circa 70 anni di Repubblica, dal luglio 1946 (Governo De Gasperi II) in poi, e 27 diversi premier: in media un governo ogni 13 mesi, un premier ogni 2 anni e 7 mesi.
Spagna: in 40 anni, dal 1976, 13 governi e 6 premier. In media un governo ogni 3 anni e un premier ogni 6 anni e 8 mesi.
Germania: in 67 anni, dal 1949, 23 governi e 8 cancellieri. In media un governo ogni 3 anni e un cancelliere ogni 8 anni e 4 mesi.
Regno Unito: in 71 anni, dal luglio 1945, 14 governi e 13 primi ministri. In media un governo ogni 5 anni e un primo ministro ogni 5 anni e mezzo.

Tra noi e gli altri, un abisso. La mancata riforma del nostro sistema di regole istituzionali l'abbiamo pagata carissima: socialmente, economicamente, politicamente.

Chi si oppone a questa riforma utilizza per lo più un paio di argomenti.
1. Questa riforma è peggio di quella del 2005 di Berlusconi che, al pari dell'attuale, aboliva il bicameralismo paritario e riduceva il numero dei parlamentari
2. Questa riforma costituzionale è strettamente legata a una riforma elettorale che è incostituzionale perché prevede i capilista bloccati e un premio di maggioranza eccessivo, e perché trasforma il Parlamento nella "falange di un capo".

Risposta alle critiche:

1. La riforma del 2005 di Berlusconi riduceva sì il numero dei parlamentari e superava il bicameralismo paritario. Ma lo faceva con un complesso di disposizioni incoerente, paralizzante e controproducente. La nostra riforma lo fa in maniera semplice e limpida. Nella riforma di Berlusconi il Senato era privato del potere di concedere la fiducia al governo ma manteneva un abnorme potere di veto, sconosciuto in tutte le altre democrazie parlamentari europee. Per giunta la differenziazione di funzioni tra le due Camere avveniva portando dentro il Parlamento una ripartizione dei compiti tra Stato e Regioni eccezionalmente confusa e disorganica. Nella nostra riforma invece la differenziazione si attua per tipi precisi di leggi che restano bicamerali, mentre sul resto prevale la Camera.

2. L'immagine del Parlamento "falange del capo" è falsa: con l'Italicum oltre il 70 per cento dei deputati della lista vincitrice saranno eletti con le preferenze. Quale falange quindi? L'Italicum inoltre rispetta pienamente la sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum: quella sentenza definiva illegittime le liste bloccate lunghe e legittime le liste bloccate corte, perché pochi nomi stampati sulla scheda, ha sostenuto la Corte, sono riconoscibili e valutabili dall'elettore anche se non c'è voto di preferenza. A maggior ragione pertanto è costituzionalmente legittimo un sistema che di nomi bloccati sulla scheda ce ne mette, in ogni collegio, solo uno per ciascun partito. Quanto al premio, la Corte ritenne illegittimo che venisse conferito un premio in seggi senza subordinarne l'attribuzione al raggiungimento di un quorum. L'Italicum non ha questa tara perché il premio, che serve a portare la lista vincitrice delle elezioni appena una ventina di seggi sopra la maggioranza assoluta, scatta solo al raggiungimento di almeno il 40 per cento dei voti validi al primo turno o di almeno il 50% più uno dei voti al secondo turno. Il quorum c'è ed è alto. E in ogni caso, se vincerà il Sì, le minoranze parlamentari potranno promuovere il controllo di costituzionalità dell'Italicum presso la Consulta.

Con il Sì al referendum l'Italia diviene un Paese più stabile e più semplice. Ci saranno meno politici, meno sprechi di tempo e denaro, più partecipazione, più chiarezza di ruoli.

Dobbiamo parlare di contenuti, l'Italia dice Sì. Per vincere questa sfida, che è decisiva per l'Italia, abbiamo bisogno che ciascuno si metta in gioco. Le strade sono tante, le trovate sul sito www.bastaunsi.it:

1) Creando un comitato: si deve essere almeno in cinque. Non è necessario essere iscritti a un partito, fare politica o altro. Basta avere cinque amici, colleghi, conoscenti che vogliono mettersi insieme – dal basso – per dare una mano.
QUI IL LINK: http://www.bastaunsi.it/comitati/crea-comitato/

2) Dando una mano a livello economico, anche con piccole donazioni da cinque, dieci euro. Sembra una piccola cosa, ma è una rivoluzione, specie in Italia. Abbiamo superato quota 50.000 euro e questo la dice lunga su quanta gente stia mettendosi in gioco.
QUI IL LINK: http://www.bastaunsi.it/dona/

3) Diventando un volontario social. La rete è piena di opportunità, ma anche di persone che dicono il falso, strumentalizzano, attaccano. Abbiamo necessità di avere almeno diecimila persone (vere, in carne e ossa, non come i finti profili che parlano di politica sui social media e che sono spesso inventati) che ci aiutino su facebook, su twitter, ovunque.
Qui il LINK: https://social.bastaunsi.it/login


da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd





Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 13-07-2016 alle 17:41 sul giornale del 14 luglio 2016 - 785 letture

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