63 anni e non sentirli: intervista esclusiva a Beppe Cormio. Foto mai viste

23/04/2018 - Il direttore sportivo della Lube Civitanova si racconta in una lunga intervista, realizzata in occasione del suo 63° compleanno.

Il tempo passa, lo stile resta. Erano gli anni '80, il periodo d'oro del volley targato Latte Tre Valli Jesi, quando uno sconosciuto Julio Velasco lasciò l’Argentina e sbarcò nella piazza del Verdicchio in qualità di head coach del collettivo marchigiano (serie A2). A scoprirlo, nel lontano 1983, un giovanissimo direttore sportivo di nome Giuseppe Cormio, allora ventottenne, attuale direttore sportivo della Lube Civitanova. Ebbene sì, Beppe Cormio, il nome una garanzia. Di persone come lui ce ne vorrebbero in quantità industriale nel mondo dello sport. Passione, competenza e sincerità, una serie di ingredienti importanti che rendono il buon Beppe figura rara e stimata nel panorama nazionale e internazionale.

Per il dirigente jesino un curriculum agonistico che non ha bisogno di presentazioni, considerato che ha cavalcato un po’ tutte le onde dello sport d’élite, dal basket al volley passando per l’esperienza come Direttore Operativo e Marketing al Siena Calcio nel 2012/13. Beppe ha compiuto 63 anni il 12 aprile scorso e non potevamo non cogliere l’occasione per fargli qualche domanda. Un’intervista come piace a lui, a tutto campo, con grande carica ed emozioni, e soprattutto con tante cartucce ancora da sparare. Alla faccia dei 60 anni suonati.

63 anni e non sentirli. Ci sono trucchi e ingredienti segreti del cocktail vincente targato Beppe Cormio? E’ proprio vero che il vino più si invecchia e più diventa buono… “Non è proprio così (sorride, ndr). Quando si invecchia si invecchia e non si torna più indietro. Non per questo è tutto negativo, alla mia età infatti ci sono ancora esperienze e cose belle da mettere in cantiere. Tanto per fare un esempio, abbiamo raggiunto anche quest’anno con la Lube la finale scudetto e le Final Four di Champions League (ancora da disputare, ndr). Se ho ancora la possibilità di essere in pista a questi livelli, e soprattutto nella società che rappresenta le Marche, devo solamente ringraziare chi mi ha dato l’occasione e soprattutto la fiducia. Devo dire che a 63 anni c’è da imparare ancora molto, con la consapevolezza che è ancor più bello poterlo fare raggiungendo obiettivi prestigiosi”.

Beppe Cormio tra passato, presente e futuro… Qual è il momento storico a livello sportivo e personale che ricorda con più piacere? “Ce ne sarebbero diversi da citare, tra questi non dimenticherò mai l’anno 2008 quando con l’Itas Diatec Trentino vincemmo il primo scudetto della storia della società. La stagione successiva ottenemmo anche il successo in Champions League da matricola assoluta, pur se in una giornata molto complicata e con sentimenti contrastanti a causa della scomparsa di una persona a cui ero molto legato”.

Sappiamo tutti che è stato lo scopritore di Julio Velasco, il Re Mida del volley. Che sensazione prova nel ripensare a quella trattativa avvenuta nel lontano 1983? “Più che scoprirlo, devo essere sincero, ho dato retta all’intuito del nazionale argentino Waldo Kantor, che arrivò alla TreValli Jesi (A2, ndr) dalla serie A argentina. Nello specifico, condivisi insieme all’ex presidente Sandro Casoni e al dirigente Franco Fioretti il suggerimento di Kantor di ingaggiare Velasco, vice-allenatore della nazionale argentina di volley. Avevo bisogno di una persona che lavorasse a tempo pieno in questo settore e potevo trovarla solo all’estero. Lo ribadisco, non è stato un fiuto particolare da parte mia. Ci siamo affidati alla fortuna e allo spunto di Kantor. Storia simile è quella del tecnico bulgaro Radostin Stoytchev che portai in Italia nell'estate del 2007, alla Trentino Volley. Anch’egli era un vice-allenatore come Velasco, esattamente della Dinamo Mosca. Ma in questa occasione avevo scommesso forte su di lui: prima di ingaggiare Stoytchev, infatti, conoscevo di più l’uomo. Al contrario, Julio Velasco per noi era uno sconosciuto”.

Un aneddoto particolare che ci vuole raccontare a proposito di Julio Velasco versione Tre Valli Jesi? “Riusciva ad esprimersi molto bene in campo, molto meno nel guidare la macchina. Ora per fortuna è migliorato alla guida. In quegli anni riuscì a demolire un’auto societaria, nella zona di Fabriano, mentre si stava recando a Roma da un suo conoscente. Oppure ricordo con piacere l’episodio vissuto con lui alla vigilia del mondiale Juniores in Francia. Dovevamo viaggiare e guidare per 14 ore di seguito; i patti erano chiari ovvero dovevamo darci il cambio. E invece Julio si svegliò in Francia, per me fu tutta una tirata”.

Lei ha ribattezzato quella squadra chiamato Tre Valli Jesi come la Lube Mancata. Ci vuole spiegare meglio questo paragone? “A Jesi stava davvero nascendo qualcosa di grandioso ma poi ci fu un ridimensionamento della società. A quel tempo l’ingegnere jesino Pieralisi lavorava nel femminile ma purtroppo, le forze per varie questioni economiche non furono unite in un unico intento. Quell’intento che probabilmente avrebbero fatto di Jesi una squadra straordinaria, quella che sarebbe stata la Lube degli anni 80′ . C’erano nazionali argentini come Waldo Kantor e Carlos Wagenpfeil e tanti ottimi giocatori, dirigenti fantastici. Purtroppo è poi mancato lo sponsor. Colgo l’occasione per confessare di essermi emozionato a maggio dello scorso anno, in occasione della vittoria scudetto della Lube: sugli spalti infatti c’erano tanti amici marchigiani e vecchi personaggi della Tre Valli volley (Paolo Giardinieri, Romano Piaggesi e Alberto Santoni, primo vice-allenatore italiano di Julio Velasco, ndr)”.

Discorso a parte per Jesi, quali sono le città che le sono rimaste nel cuore? “Potrei sintetizzare nel seguente modo: per durata sicuramente Cuneo, per cuore Trento dove sono rimasto 7 anni, per scelta di vita Padova. Da tanti anni la mia casa e la mia famiglia è a Padova”.

Quali sono stati gli elementi fondamentali che le ha consentito di diventare un grande direttore sportivo? “Indubbiamente nella vita occorre sempre mettersi in luce con l’umiltà di imparare. Lo facevo nel basket e calcio, e lo faccio ancora oggi. Bisogna dare il meglio di se stessi ogni giorno, con la giusta determinazione e con la volontà di comprendere bene il mercato dello sport e gli aspetti sportivi e di sponsorship a 360 gradi. Durante la mia carriera ho avuto la fortuna di essere affiancato da professionisti e collaboratori di fiducia e di imparare molto, crescendo quotidianamente e arrivando a costruire staff societari importanti e consolidati: penso ad esempio a Trento dove, dopo il mio addio, squadra e società sono rimasti praticamente intatti. Tutto ciò rappresenta un motivo di soddisfazione personale in quanto significa di aver lavorato bene non solo sotto il profilo della programmazione”.

Il settore del marketing ha subito oggi notevoli stravolgimenti. Quale strategia consiglia a una società sportiva per essere il più possibile attiva e competitiva su questo fronte? “Il marketing nello sport è un fattore essenziale e in tempi evoluti come quelli di oggi riveste un ruolo ancor più importante. Occorre a mio modo di vedere far divertire il pubblico con servizi di qualità, rendendolo parte integrante del progetto sportivo. Lo sport deve essere visto e vissuto come uno show. Si potrebbe ad esempio coltivare il privilegio, dando maggior valore all’hospitality, con una gestione più performante e una visione più ampia, non solo rivolta alle imprese sponsor ma anche a privati e singoli appassionati. Inoltre, all’interno della giornata sportiva un’idea potrebbe essere quella di aggiungere musica ed animazione ed azzerare il più possibile i cosiddetti tempi morti, in modo tale da rendere il pomeriggio il più possibile piacevole e divertente. Alla Lube abbiamo ad esempio organizzato varie iniziative a tema, penso alla Baby Room, ai rilevatori di velocità del pallone, alla Kiss Cam, ai maxi-schermi con cartoni animati che sottolineano la schiacciata e così via. Sono cose che possono darti quel valore aggiunto. Poi è chiaro, la vittoria sportiva sul campo rimane il sale per cui si lavora nello sport”.

Vuole dare qualche consiglio ai giovani di oggi? “Devono credere fino in fondo alle cose che fanno, cercando di raggiungere l’obiettivo prefissato. Pensate che il sottoscritto era il più giovane funzionario italiano in campo assicurativo, nonché giornalista. Oggi sono dirigente sportivo. Tutto questo per dire che bisogna sempre inseguire i propri sogni. I giovani devono essere consapevoli di avere una marcia in più. Non è un caso se, durante la mia carriera, ho cercato sempre di scegliere persone con 30 anni meno di me, giovani che ti danno stimoli continui regalandoti l’illusione di essere ancora giovane”.

Ambizioni e obiettivi futuri di Beppe Cormio? “Che dire, alla Lube Civitanova ho un rapporto magnifico con tutti. Non credo proprio di andare oltre questa splendida esperienza. Altre occasioni non le cerco e non le vedo. Finché mi vorranno seduto dietro questa scrivania resterò qui, con grande orgoglio e determinazione”.

Concludiamo con una battuta. Se Beppe Cormio avesse la bacchetta magica, in quale personaggio si vorrebbe trasformare? “Mi trasformerei, anche subito, nel Beppe Cormio giovane e scaltro degli anni ’80 ma con il bagaglio di esperienza di oggi”.

La ringraziamo e le auguriamo un forte in bocca al lupo per il finale di stagione con la Lube… “Crepi il lupo Daniele, grazie infinite”.







Questo è un articolo pubblicato il 23-04-2018 alle 23:59 sul giornale del 26 aprile 2018 - 583 letture

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