La Valle del Bretta torna ad essere una discarica, i comitati, "E' il posto adeguato?"

15/05/2018 - Lunedì mattina, la Conferenza dei servizi ha concesso l’autorizzazione definitiva per il sormonto della discarica GETA. Ciò significa che fra pochi giorni i rifiuti che oramai da mesi venivano portati a Fermo potranno tornare ad Ascoli, per essere nuovamente abbancati nella Valle del Bretta, un territorio ancora selvaggio situato tra il Parco dell’Ascensione e i calanchi. I calanchi rappresentano una bellezza del territorio tale che 13 comuni si sono associati per inserirli all’interno del Parco già esistente.

E invece la Valle del Bretta sembra destinata a diventare la grande discarica a cielo aperto del Piceno: la stessa società GETA che gestisce una delle due discariche già presenti nella Valle ha fatto domanda per costruire una nuova discarica da un milione di metri cubi, a pochi metri dalle discariche già esistenti.

Ma non finisce qui: c’è un’altra discarica nella Valle del Bretta: la IPGI, discarica ormai chiusa da tempo e mai bonificata, che rilascia spesso e volentieri percolato, il quale finisce puntualmente nel torrente Bretta (quindi nel fiume Tronto e poi nel mare…).

Nelle stesse ore, la Valle del Bretta mostrava tutta la sua l’insufficienza a tale ingrato compito, franando sotto il diluvio che si è abbattuto lunedì sul comune di Ascoli e portando con sé detriti e rifiuti della vecchia discarica IPGI, chiusa e mai bonificata, verso il Torrente Bretta.

I cittadini già da tempo hanno segnalato l’inadeguatezza delle strade in relazione all’intenso traffico di camion e ai problemi di dissesto idrogeologico: una strada in queste condizioni potrà sopportare il passaggio di 5 camion all’ora (per andata e ritorno), vale a dire uno ogni 6 minuti?

Perché nessuno ha dato risposta alle nostre osservazioni? Dove sono le valutazioni degli organi competenti sugli impatti di una tale concentrazione di discariche in un territorio così piccolo e di grande valore ambientale e naturalistico?

E per nulla ci conforta la consulenza del Politecnico delle Marche che ha fornito delle prescrizioni che dovranno essere rispettate e controllate. Ma chi vigilerà? La stessa Arpam che non ha i mezzi per verificare cosa trasporta un singolo camion?

I Comitati Tutela colline picene, Tutela del Bretta e Ci RifiutiAmo, insieme con il Movimento a difesa del cittadino, continueranno a combattere per mostrare a politici, amministratori e cittadini l’assurdità di una scelta contro il buon senso prima che contro i criteri di localizzazione previsti dal Piano d’ambito.


Da Comitati Tutela Colline Picene, Tutela del Bretta e ci RifiutiAmo






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-05-2018 alle 12:26 sul giornale del 16 maggio 2018 - 238 letture

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