Maxi frode di prodotti al tartufo sul web: l'indagine partita da Serravalle

2' di lettura 23/06/2019 - Sono stati i carabinieri di Serravalle del Chienti, coordinati dal nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Macerata, a scoprire una maxi frode estesa a tutto il territorio nazionale.

La frode riguardava prodotti alimentari aromatizzati al tartufo messi in vendita sul web da aziende operanti in tutta Italia.

L’indagine, durata circa sei mesi, ha interessato circa 50 aziende dedite sia alla produzione che alla commercializzazione di prodotti aromatizzati al tartufo. Le irregolarità penali e amministrative sono state rilevate a carico di aziende ricadenti in Toscana, Molise, Liguria, Umbria, Campania, Calabria, Abruzzo, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Nelle Marche è risultata coinvolta una sola azienda operante nel fermano per violazioni di carattere amministrativo.

A conclusione dell'indagine, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria ben 11 proprietari e/o rappresentanti legali di ditte che commercializzano “condimenti al tartufo”, meglio conosciuti come “oli tartufati”, tra cui una nota multinazionale dell’agroalimentare italiano, in quanto le etichette di tali prodotti presentavano nella parte frontale immagini accattivanti di tartufi in bella vista, mentre il tartufo all’interno risultava totalmente assente, in quanto sostituito da una sostanza aromatizzante di origine sintetica il “bismetiltiometano” che conferisce un‘aroma penetrante e volatile agli alimenti nei quali viene impiegato, imitando le fragranze naturali dei tartufi pregiati.

Va comunque che l’utilizzo della sostanza aromatizzante di sintesi “bismetiltiometano”, se correttamente dichiarato, è legale e non pregiudizievole per la salute dei consumatori. Nell’ambito della stessa indagine, sono state inoltre accertate 20 violazioni di carattere amministrativo, contestate ad altrettante ditte, per un importo totale pari a 65mila euro.

I reati contestati a livello amministrativo hanno riguardato sia l’etichettatura dei prodotti, sia la loro pubblicità attraverso i rispettivi siti web, in violazione alle normative nazionali e comunitarie in materia, in quanto le preparazioni alimentari contenenti tartufo, seppure presenti in quantità minima rispetto agli altri ingredienti, devono riportare in etichetta l’esatta percentuale e la denominazione di tale ingrediente caratterizzante. Altri prodotti invece, pur formalmente ineccepibili dal punto di vista della loro etichettatura, venivano decantati e reclamizzati sui rispettivi siti web, attraverso l’utilizzo di frasi ad effetto.






Questo è un articolo pubblicato il 23-06-2019 alle 12:52 sul giornale del 24 giugno 2019 - 736 letture

In questo articolo si parla di cronaca, Riccardo Antonelli, articolo

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