Toghe in rosso, il crollo del sistema giustizia

4' di lettura 25/05/2010 - Commessi factotum e autisti utilizzati a tutto campo per colmare le lacune di un organico ridotto all'osso; scarsezza di codici commentati e risorse che tendono a diminuire rendendo sempre più difficile il lavoro del "sistema giustizia". Questa l'impietosa istantanea delle condizioni di lavoro degli Uffici Giudiziari del Piceno e del Fermano, scattata solo pochi mesi fa.  

In attesa dei dati relativi al 2010, questo il punto della situazione.
L'allarme "giustizia - conti in rosso" era stato lanciato già diversi anni fa per la nostra regione dai vertici della magistratura marchigiana, in primis dal procuratore generale Gaetano Dragotto. E ad un certo punto fu l'allora Procuratore capo della Procura della Repubblica di Ancona, Vincenzo Luzi, a denunciare la gravità della situazione nel capoluogo: non si riuscivano più neppure a pagare i consulenti e le intercettazioni.
Per non parlare degli interpreti, spesso utilizzati in sede processuale, che in certi casi si rifiutavano di lavorare. Toghe senza soldi, quindi, ridotte alla "colletta" anche per pagare penne e carta da fotocopia; pubblici ministeri costretti a tour de force in udienza, penalizzati nel loro compito principale: svolgere indagini.
Tra il 2006 ed il 2007, quando la crisi dell'apparato giudiziario marchigiano sembrò essere giunta ad un punto di rottura, quando sembrò che ci si dovesse quasi fermare perché di lì a poco sarebbe venuta a mancare l'assistenza al sistema informatico e sarebbe stato sospeso il servizio di stenotipia alle udienze, giudici, magistrati e cancellieri assunsero l'impegno di compiere ogni sforzo per tentare di imporre una svolta alla curva discendente di efficienza. Così, mentre ad Ancona, anche su iniziativa della locale Procura della Repubblica, si cercavano escamotage per ridurre le spese di giustizia (notifiche e comunicazioni via e-mail e non più di persona, tanto per fare un esempio), tutti gli uffici del distretto Marche subivano un assetto tabellare definitivo per organizzare meglio il lavoro nella prospettiva di una maggiore produttività.
Nel nostro territorio, i tribunali di Ascoli Piceno, Fermo e San Benedetto del Tronto vivono una situazione di estrema sofferenza malgrado una pianta organica apparentemente priva, o quasi, di posizioni vacanti. Questo perché, a partire dal 1999, con l'avvio del decentramento degli Uffici Giudiziari - e la conseguente creazione delle sedi periferiche, tra cui quella di San Benedetto del Tronto -, è stata operata una progressiva riduzione della previsione del personale necessario. Questo vuol dire che, in presenza di pensionamenti o altri tagli, la pianta organica è stata via, via adeguata in questo senso, per non includere più, nel periodo successivo, i posti vacanti.
Il risultato? All'apparenza nessuna carenza da colmare. Ma, all'atto pratico, anno dopo anno le unità lavorative risultano essere sempre meno. Così, nel 2009, il personale impiegato nel sistema giustizia nella nostra provincia, come in tutto il territorio regionale e nazionale, è risultato numericamente ancora inferiore. La sezione distaccata di San Benedetto del Tronto contava, nel Palazzo di Giustizia, 8 cancellieri (di diverse posizioni, di cui 2 vacanti) alla fine del 2008.
Una unità era già andata in pensione, un'altra ci è andata all'inizio della scorsa estate. L'ausiliario era stato dichiarato inabile ed anche la sua posizione è rimasta presto scoperta. Per quanto riguarda invece Ascoli Piceno fino a poco tempo fa risultano vacanti le posizioni del presidente del tribunale, del dirigente, di tre direttori di cancelleria.
La diretta conseguenza di questo stato di cose è che a Fermo, ad esempio, gli autisti svolgono spesso mansioni che esulano dalla loro competenza per agevolare il funzionamento degli uffici. Lo stesso dicasi a San Benedetto del Tronto e ad Ascoli Piceno per quanto riguarda i commessi. Che dire invece dei capitoli di spesa? Mentre c'è chi lamenta la difficoltà nel reperire la carta per le fotocopie, e talvolta anche le penne, a San Benedetto la carta non è mai mancata, ma in compenso molti hanno lamentato in più occasioni la mancanza di un codice penale commentato. Questo accade perché non esiste più alcun rapporto diretto degli uffici con i fornitori e i capitoli di spesa, che in alcuni casi risultano quindi carenti, in altri sovrabbondanti, sono vincolati con ditte accreditate a livello nazionale senza tener conto delle reali necessità delle singole sedi.
Che il 2010 sia foriero di significativi cambiamenti è improbabile. Ma l'augurio è proprio questo, che il sistema giustizia del nostro territorio possa cominciare a lavorare con strumenti adeguati.






Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2010 alle 10:53 sul giornale del 26 maggio 2010 - 917 letture

In questo articolo si parla di attualità, tribunale, giustizia, lucia mosca, conti in rosso





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