Tutto pronto per 'Lu vì cuotte, lu ciambello'

3' di lettura 10/11/2010 -

Le guide del Giardino Botanico Didattico dell’Istituto Agrario di Ascoli Piceno sono instancabili. Terminano un progetto e ne iniziano subito un altro. Il Giardino con i suoi stupendi colori autunnali, sabato 13 novembre nel primo pomeriggio invita il personale della scuola, i famigliari, gli amici e tutti i curiosi a trascorrere un pomeriggio insieme e ad assaggiare il vino cotto prodotto dalla scuola, accompagnato da dolci fatti dalle loro nonne e rallegrato dal suono degli organetti.



L’iniziativa intitolata “ Lu vì cuotte, lu ciambello’ e la crustata ”, oltre al coinvolgimento delle guide, vede coinvolta la classe V C del corso di specializzazione in viticoltura ed enologia. I docenti di italiano e storia, di viticoltura ed enologia, di economia, di religione, collaborano nella trattazione di un tema interdisciplinare quale è quello di una bevanda di origine antichissima in cui rivivono tanti elementi della nostra tradizione e della nostra cultura.

Si parla di Orazio e Marziale, Plauto e Plinio il Vecchio, per arrivare fino ai giorni nostri ed analizzare gli aspetti agronomici, viticoli, enologici, gastronomici, salutistici. Le spiegazioni rigorosamente tecniche e scientifiche sono sempre accompagnate ai riferimenti sul paesaggio agricolo, sugli usi e le tradizioni, senza trascurare l’efficacia espressiva del dialetto ascolano: “Lu vì cuotte è nu tipe de vì che se facié perché allora l'uva era na cefeca e pe peté mantené neccó de vì bbuone teccava a fallu vellì pe cuncentrallu. Li vite de allora se faciè rrampecà su li capanne (piante di acero campestre) e ghie se facié fa più uva possibble. Cacciò, Chiapparò, Pecurì, Maceratì, Passerì, Pagadebiti, Galoppa, Santa Maria, era li tipe d'uva che ce stié allora. Lu muste se pegghié che li conche de rame e se pertié dentre a lu callare a còce. Se pegghié la schiumarola e se schiemava. Quanne era fenite a revellì se mettié lu tappe che na gghioppa de cemiente, ce se facié lu signe de croce e se aspettié Sammartì pe prevà lu vì”. Da sottolineare il riferimento della ricetta in dialetto ai vecchi vitigni coltivati in passato che mette in luce l’importanza del lavoro svolto dalla scuola agraria nella preziosa opera di conservazione del germoplasma di questi vitigni nella propria azienda; opera per la quale l’allora preside Benito Di Lorenzo, Accademico Nazionale della Vite e del Vino, ottenne il prestigioso premio “Verdicchio d’Oro”.

Per il gruppo di lavoro del Giardino Botanico lo scopo di questa iniziativa è anche quello di sottolineare l’importanza di avere una cornice ambientale e paesaggistica che valorizzi l’eccellenza del prodotto, in questo caso il vino cotto. Sono tante le iniziative del genere che però spesso si svolgono in ambienti brutti, disordinati e deturpati!!. Il programma prevede a partire dalle 14.00 una prova dimostrativa della preparazione del vino cotto tenuta da Franco (lo storico e amatissimo operario dell’azienda dell’Istituto) seguita dalla degustazione per la quale è prevista una piccola offerta; il ricavato sarà utilizzato dagli studenti per finanziare la gita di fine anno.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-11-2010 alle 15:12 sul giornale del 11 novembre 2010 - 933 letture

In questo articolo si parla di attualità, Le guide del Giardino Botanico

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