Parte da Pesaro e Ascoli il lavoro di Antigone Marche

carcere 6' di lettura 16/06/2011 -

Visitati dai volontari i due istituti penitenziari: tagliate ore di lavoro e mansioni dei detenuti.



Inizia dall’istituto penitenziario di Ascoli Piceno e da quello di Pesaro il lavoro di Antigone Marche. Venerdì 10 giugno e lunedì 13 giugno mattina due volontarie della neonata associazione regionale hanno visitato il carcere di Marino del Tronto e fatto un breve colloquio in quello di Villa Fastiggi così da raccogliere i dati relativi all’attuale situazione che si vive all’interno delle mura di cinta. Le visite rientrano nell’ambito dell’attività dell’Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione, tramite cui si compie una rilevazione sistematica delle condizioni delle persone private della libertà personale.

Il carcere ascolano ha due sezioni. La prima, denominata “Marino”, ospita 44 detenuti (di cui 29 definitivi, 5 ricorrenti, 5 appellanti, 5 giudicabili) sottoposti al regime del 41bis, il cosiddetto “carcere duro”, previsto per persone incarcerate per reati di criminalità organizzata, terrorismo ed eversione, che impone misure più rigide per chi vi è sottoposto, come la censura della corrispondenza, la limitazione dei colloqui e di tutte le relazioni familiari (ad esempio le telefonate) o della permanenza all’aperto (l’ora d’aria). La seconda, che è la parte circondariale dell’istituto, ospita 68 detenuti (di cui 12 protetti, tra cui 4 sex offender e 8 tra collaboratori e appartenenti alle forze dell’ordine, 25 definitivi, 5 ricorrenti, 7 appellanti e 31 giudicabili). Tra questi vi sono un detenuto semi-libero e uno in articolo 21, cioè detenuti che possono passare parte della giornata fuori dell’istituto.

La semilibertà è una misura alternativa al carcere e permette al condannato di trascorrere parte del giorno fuori dell'istituto per attività lavorative, istruttive o utili al suo reinserimento nella società. Viene concessa dal Tribunale di Sorveglianza cui spetta il compito di valutare che il condannato definitivo abbia i requisiti soggettivi e oggettivi per ottenerla. L’articolo 21, invece, è una modalità del trattamento penitenziario che prevede, per la persona detenuta, l’uscita dall’istituto di pena per parte della giornata esclusivamente per motivi di lavoro. Per questo, viene disposto dalla direzione dell’istituto di pena su autorizzazione del magistrato di sorveglianza per i definitivi e della competente autorità giudiziaria per gli imputati.

I problemi maggiori sono legati al sovraffollamento. La capienza regolamentare della sezione circondariale è di 36 detenuti, ma alla data del 13 giugno 2011 ce n’erano 68. Inoltre, 4 celle erano chiuse per ristrutturazione, mentre nella cella 10 vi erano ben nove detenuti in meno di 29 metri quadri (vano bagno incluso) e nella cella numero 3, della superficie di meno di 20 mq (vano bagno incluso), stavano 5 reclusi. A causa del sovraffollamento, poi, viene utilizzata la sala della socialità per alloggiare i detenuti: mettendo i materassi a terra. Al momento della visita, infatti, erano appena stati sfollati 6 detenuti fino al giorno prima alloggiati in questo modo.

I posti di lavoro disponibili sono diminuiti sia nel numero che negli orari. Alla data della visita, erano 16 i lavoranti nel giudiziario e 4 nella sezione 41 bis. Ma a parte i tre aiuto cuoco che hanno un contratto di 6 ore al giorno, tutti gli altri hanno avuto tagli drastici negli orari: il barbiere lavora un’ora e mezzo per due volte a settimana; l’addetto alla lavanderia 2 ore al giorno; lo scopino 4 ore.

Tutto il personale, sia quello di polizia che quello amministrativo, è sotto organico. In particolare, delle 182 unità di polizia penitenziaria assegnate all’istituto ascolano, al momento 141 sono quelle amministrate, ma solo 131 presenti. A queste forze, vanno aggiunte le 25 unità del GOM (Gruppo Operativo Mobile). Delle 21 unità previste di personale amministrativo, ce ne erano soltanto 12, più la direttrice.

Non è previsto alcun trattamento per i sex offenders (i detenuti per reati sessuali) e il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha ridotto le ore dello psicologo, previsto per sole 130 ore annue. A questo taglio, però, la Regione sta cercando di rispondere aggiungendo altre 130 ore con un progetto ad hoc che riguarda tutti gli istituti di pena marchigiani.

Al momento, per protestare contro la mancata fornitura di saponi, sia per l’igiene personale che per quella delle celle, i detenuti stanno facendo ogni giorno, a staffetta, uno per cella, lo sciopero della fame. Il problema della mancanza di carta igienica sembra, per ora, risolto. Un elemento preoccupante è che non c’è alcuna separazione tra detenuti e semi-liberi. La sezione dei semi-liberi, infatti, è chiusa da anni e sia i detenuti in articolo 21 che i semi-liberi dormono insieme agli altri detenuti.

Il carcere di Pesaro, che ha sia la parte maschile che quella femminile, ha una capienza regolamentare totale di 152 persone, mentre quella tollerabile totale è di 252. Alla data di venerdì 10 giugno, però, vi erano 334 detenuti, di cui 27 donne. La quasi totalità delle celle sono di 9 metri quadri e molte ospitano tre detenuti, in particolare nella sezione femminile le celle da 3 sono 6. I bagni, in cui ci sono le docce, sono in ogni cella, in un vano separato. Si dovrebbero risistemare gli impianti, ma c’è sia acqua calda che fredda.

A Pesaro non si registrano diminuzioni nella quantità di vitto, ma nelle ore di lavoro e nelle mansioni dei detenuti. Infatti, alcuni compiti sono stati accorpati ad altri, diminuendo perciò l’impiego delle persone recluse. Ad esempio, non c’è più il servizio della distribuzione del cibo perché sono gli stessi lavoranti della cucina a dovere anche portare i pasti agli altri. Per quanto riguarda il personale, dei sei educatori assegnati, ce ne sono in servizio cinque. C’è un solo psicologo che svolge un servizio di 70 ore annue a convezione. Mentre della pianta organica di 169 agenti di polizia, quelli assegnati sono 129, ma 120 sono in servizio. Da lunedì scorso, sono arrivati anche un commissario e un vice. Il personale amministrativo conta, invece, di 5 persone in segreteria e 7 in ragioneria.

Le visite all’interno delle carceri sono il punto di partenza del lavoro di Antigone, sia per raccogliere i dati e stabilire una corretta informazione all’esterno sia per iniziare, partendo dal monitoraggio della situazione reale, un lavoro di sensibilizzazione sul rispetto dei diritti costituzionali delle persone private della libertà. “Abbandonare a sé stessa la comunità carceraria – sostengono i volontari dell’associazione - sia i detenuti che le persone che vi operano, considerata la delicatezza del contesto, significa mettere a rischio la democrazia e la dignità dell’uomo. Un’informazione non distorta, corretta ed indipendente è indispensabile per sensibilizzare ed avvicinare una società civile spesso distratta e comunque superficiale nelle valutazioni che riguardano il carcere. Troppo spesso la società valuta a senso unico la pena e il carcere, non ricordandosi di tutti quei familiari delle persone detenute che, per questo, vengono ingiustamente marginalizzate e si trovano a scontare anch’esse una pena”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-06-2011 alle 16:11 sul giornale del 17 giugno 2011 - 745 letture

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