Dissesto idrogeologico, interviene l'associazione Gigaro 88

fiume tronto 2' di lettura 25/11/2011 -

I nostri timori, scritti in un precedente articolo, erano fondati. I fatti accaduti in Liguria, a Messina ed in altre parti del nostro delicatissimo territorio, attribuibili in massima parte ad una sbagliata pianificazione e gestione del territorio, invece che servire di ammonimento, porteranno ad azioni peggiorative per il territorio.



Ci auguriamo che le dichiarazioni comparse sui giornali locali a proposito del summit sui rischi idrogeologici a cui hanno partecipato l’assessore provinciale alla protezione civile Giuseppe Mariani, i sindaci piceni, Aurora Monadi della Prefettura, Achille Cipriani, comandante provinciale dei vigili del fuoco e Renzo Feliziani del Corpo Forestale dello Stato, siano il frutto di una “svista” o dell’inevitabile taglio che i ridotti spazi del giornale spesso richiedono. Dichiarazioni “pesanti” se si considera che esse nell’articolo hanno il conforto di un consesso formato da importanti personalità. Si afferma che “i problemi maggiori, durante l’ultima alluvione, sono stati provocati dai fossi che, essendo infatti spesso ostruiti dalla vegetazione, creano pericolosi tappi….”.

Che messaggio arriva quindi ai cittadini? La colpa di tutti i problemi è delle piante; bisogna pulire i fossi e quindi, automatica conseguenza, esse vanno tagliate perché l’acqua deve scorrere più velocemente possibile. È assurdo generalizzare, quindi banalizzare, un problema così articolato e complesso. Si è dimostrata fallimentare la strategia della “bella pulizia di fossi, canali e corsi d’acqua in genere” che ha portato ruspe lungo le sponde, movimenti di terra ed asportazioni esagerate, canalizzazioni, cementificazioni ed arginature inutili e fragili, disboscamenti totali, con benefici di breve durata sicuramente inferiori ai costi (includendo anche quelli ambientali). Speriamo che l’assessore non includesse anche i fossi delle zone collinari e montane, i compluvi e le scarpate che invece dovrebbero essere indirizzati verso una rinaturalizzazione, secondo criteri scientificamente corretti, sicuramente vantaggiosa per tenere a freno il dissesto idrogeologico e migliorare l’assetto ecologico e paesaggistico del territorio.

Chiediamo ai partecipanti al summit: è colpa delle piante che fanno da tappo o dei colli della bottiglia (lo spazio per il fiume) che sono troppo stretti? Certo che i fossi vanno puliti dai rifiuti o dai tronchi, ma la vegetazione viva, le canne lungo gli argini non possono essere la causa del dissesto, anzi la loro funzione è quella di contenere l’acqua evitando danni ingenti più a valle. Se è vero che, purtroppo, i corsi d’acqua sono ormai compromessi e soffocati dall’uomo al punto che l’acqua può diventare una “bomba distruttiva”, non è mai la completa eliminazione della vegetazione la soluzione da proporre, tantomeno con dichiarazioni così assolute che possono costituire una “bomba distruttiva” di gran lunga peggiore.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-11-2011 alle 17:31 sul giornale del 26 novembre 2011 - 980 letture

In questo articolo si parla di attualità, Comitato Gigaro 88, fiume tronto, dissesto idrogeologico

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