Il futuro delle Province al centro del Consiglio Provinciale Aperto

Il futuro delle Province al centro del Consiglio Provinciale Aperto 4' di lettura 02/02/2012 - Il Consiglio Provinciale, riunito in seduta aperta e straordinaria nell’aula di palazzo San Filippo, ha approvato l’ordine del giorno proposto dall’UPI a livello nazionale che dice “No all’Italia senza le Province”.

Il documento è stato deliberato da tutti i Consigli provinciali d’Italia nell’ambito della giornata di mobilitazione promossa per spiegare ai cittadini l’utilità di un’istituzione che dal 1831 rappresenta l’identità profonda del paese e fornisce servizi essenziali sul territorio dalla realizzazione e manutenzione di infrastrutture, alla tutela dell’ambiente fino alla cultura, trasporti, sociale e turismo. Ai lavori hanno preso parte sindaci e amministratori comunali, rappresentanti delle associazioni di categoria, tra cui il Presidente di Confindustria Ascoli dott. Bruno Bucciarelli, sindacati ed altri esponenti del mondo delle associazioni e della società civile.

“Le Province non vanno abolite, bensì potenziate nelle loro funzioni e numerose aree di intervento” ha concluso nel suo intervento il prof. Salvatore Cimini, docente di Diritto Amministrativo alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo chiamato come esperto ad illustrare le problematiche in esame.“Il decreto del Governo sulle Province presenta chiari profili di incostituzionalità e non produce alcun risparmio, ma anzi genera aggravi di costi, caos istituzionale e nuoce in particolar modo ai piccoli Comuni che si vedrebbero privati di un punto di riferimento essenziale nell’ambito di quel principio di sussidiarietà e di prossimità che informa la nostra Costituzione” ha spiegato il prof. Cimini. Molto articolato l’intervento del Presidente del Consiglio Provinciale Armando Falcioni che ha sottolineato come l’importanza della Provincia “non può solo ridursi ad una manutenzione di strade e scuole o di altre innumerevoli competenze ma l’ente rappresenta la massima espressione di un territorio, ne è lo specchio più manifesto di usi costumi, tradizioni, esigenze, politiche che non possono esser fagocitate in nome di una più generica politica regionale, notoriamente difficile da interpretare. Se un territorio senza provincia potrà cadere in dei disservizi e tanti inciampi, per una provincia di confine questo potrà rilevarsi un dramma. A maggior ragione per il Piceno situato nell’unica regione al plurale, la cui distanza storica culturale, fisica, politica, sociale economica dal capoluogo regionale va al di là dei 120 Km. E, non è casuale - ha aggiunto Falcioni - se nell’ultimo consiglio interprovinciale con Teramo a Civitella del Tronto i territori di confine hanno chiesto politiche di area vasta interregionale per interpretare e risolvere situazioni anomale. Siamo disposti come amministratori a metterci in gioco, ad accettare rivoluzioni istituzionali anche traumatiche, purchè non sia utilizzato un decreto come questo che svuota le funzioni dell’Ente senza risparmi ma per una riforma più producente, anche riconoscendo gli errori che le Province nella loro storia hanno commesso. Pare evidente che se negli ultimi anni si è acuita l’avversione verso questo ente è anche perché abbiamo assistito nell’ultimo decennio all’anacronistica ed inopportuna proliferazione di esse con costi esagerati e duplicazione di uffici nel giro di qualche Km. E chi ha diviso il Piceno è stato preso troppo spesso, dalla ribalta nazionale, un emblematico esempio negativo””.

“Non siamo certo noi la casta, le Province rappresentano appena l’1,35% della spesa pubblica complessiva del Paese e di costi della politica ammontano a soli 34 milioni di euro - ha evidenziato il Presidente della Provincia Piero Celani - occorre quindi ragionare in maniera serena sul riordino complessivo dell’intero sistema istituzionale locale attraverso la definizione concertata della Carta delle Autonomie senza lasciarsi influenzare dall’onda mediatica che addita le Province come fonte unica di sprechi. Sembra quasi che le Province rappresentino “il regno del male” mentre gli altri Enti, come lo Stato o le Regioni costituiscano la parte virtuosa. Non è certamente così. Le Province, infatti investono ogni anno quasi 10 miliardi di euro per le opere pubbliche, lo sviluppo economico, i servizi, la promozione dell’occupazione, della cultura, dell’ambiente, del turismo, dello sport a fronte di una spesa corrente complessiva di appena 750 milioni di euro a cui si aggiunge quella del personale. I veri risparmi - ha sottolineato Celani - vanno ricercati altrove abolendo, per esempio, la miriade di enti intermedi (oltre 7 mila con un esercito di 27 mila nominati) le cui funzioni potrebbero essere benissimo svolte dalle Province con un concreto vantaggio in termini di riduzione di costi, snellimento burocratico ed eliminazione di passaggi inutili. Chi vuole oggi sopprimere le Province - ha concluso il Presidente - fino a poche anni fa ne chiedeva di nuove, come è accaduto con il caso di Fermo. Ebbene siamo certamente favorevoli ad un ridisegno dell’architettura istituzionale dello Stato e di tutte le autonomie locali, dalle Regioni fino ai Comuni, ma credo che un governo di livello intermedio e di area-vasta sia importante per garantire una gestione veramente all’insegna della sussidiareità e che tale livello debba essere rappresentato da organi di governo eletti direttamente dai cittadini e non certo da persone nominate dall’alto”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-02-2012 alle 17:31 sul giornale del 03 febbraio 2012 - 2091 letture

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