SEL: 'Contro le drammatiche misure dell'Indesit'

sel 2' di lettura 05/06/2013 - Dopo la Antonio Merloni, la Indesit il “campione” delle Marche annuncia 1400 esuberi e contestualmente delocalizza 70 milioni in Polonia e in Turchia. Siamo al tradimento del rapporto impresa-territorio, un ennesimo episodio di fredda e calcolata - ed immaginiamo ben conosciuta in anticipo – vicenda della globalizzazione e del capitalismo senza regole.

Di fronte alle scelte della “grande impresa” che rompe in maniera unilaterale (Fiat – Marchionne insegna) ogni legame di responsabilità sociale con il territorio che l'ha partorita e nutrita per mezzo-secolo, ci aspettiamo ora una condanna forte e chiara della maggioranza che governa questa Regione ed un impegno senza precedenti.

Ma è chiaro che il ritardo sul terreno della programmazione e della politica industriale, la sottovalutazione della crisi, riconosciuta dal presidente Spacca in un suo recente intervento, pesano politicamente come una responsabilità sempre più chiara. Pensare di governare le contraddizioni in atto con il metodo del circolo chiuso dei soliti 10 industriali di riferimento, delegando il processo di innovazione alle capacità ed alle scelte unilaterali delle grandi imprese, non può bastare.

Le uniche scelte che abbiano visto in questi ultimi anni sono risultate improvvisate e dannose: es. quadrilatero, centrali bio-masse, rigassificatori etc.

Certo il quadro delle politiche nazionali, ingabbiate dalle politiche di austerità del governo Monti prima e del governo Letta ora, hanno prodotto e continuano a produrre danni socialmente insopportabili.

Mentre nel nostro Paese descritto come una nave alla deriva dal rapporto ISTAT 2013, con un carico di sofferenza sociale senza precedenti, il governicchio e la maggioranza-ammucchiata discutono di presidenzialismo e comprano armi da guerra (F 35 e navi) e sottraggono 50 ML di euro dai fondi della scuola pubblica.

Sinistra Ecologia Libertà ha proposto da tempo alcuni interventi urgenti per una concreta ripresa della programmazione in direzione di uno sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile che veda al centro la piccola e media impresa di questa Regione, ed anche sul terreno di concreti strumenti di sostegno al reddito (proposta di legge sul Reddito Sociale).

Sappiamo che questo non basta, sappiamo che la partita complessiva riguarda un mutamento radicale delle politiche nazionali ed europee, ma il ruolo della Regione esiste può e deve essere diverso da subito, senza cercare alibi o riduzione preventiva patteggiata con le opposizioni dei potenziali conflitti, perché i conflitti nascono dalla sofferenza sociale. Una sinistra degna di questo nome non ha mai paura della democrazia e dei conflitti, ma casomai si mette al servizio dei bisogni e cerca di “cambiare lo stato di cose esistenti”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-06-2013 alle 12:48 sul giornale del 06 giugno 2013 - 542 letture

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