Maltignano: il caso 'Uniproject' in Parlamento

Donatella Agostinelli 5' di lettura 15/07/2013 - Dal 1999 opera a Maltignano, in provincia di Ascoli Piceno una ditta che tratta rifiuti pericolosi e non pericolosi, a poche centinaia di metri dalla sponda del fiume Tronto, in area dichiarata a rischio di esondazione dai vigenti piani programmatici.

All'epoca del rilascio delle autorizzazioni regionali dell’impianto (1998/1999) erano già in vigore le disposizioni di cui al DPR 12/4/1996 che disciplinava a livello nazionale l’applicazione delle procedure di Valutazione Impatto Ambientale VIA per le tipologie progettuali analoghe a quella in argomento, nonchè le norme di salvaguardia per il fiume Tronto riguardanti le aree esondabili ed in frana.

Nonostante questo, l’impianto in questione non è stato sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale, tanto è vero che, dopo il trasferimento delle competenze dalla Regione alle Province, avvenuto nel 2002, la ditta, che nel frattempo era subentrata nella gestione dell’impianto, nelle more dell’ottenimento della autorizzazione ambientale integrata AIA ed in prospettiva di possibile ampliamento della propria attività, inoltrò nel 2003 istanza di apertura di procedimento VIA alla Provincia in quanto Ente diventato competente.

Una richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) postuma ovvero, come addirittura comparirebbe in alcuni atti del procedimento, una “VIA in sanatoria”. Un concetto questo, inesistente nell’attuale quadro normativo vigente e, addirittura, un ossimoro, una contraddizione in termini, visto che il Dlgs 4/2008 chiarisce in maniera inequivocabile il carattere di valutazione preventiva della VIA. Tutto ciò è confermato da comprovata giurisprudenza nazionale (anche con recentissime pronunce del Consiglio di Stato) ed europea.

La riduzione del vincolo di esondabilità si è dimostrata negli anni di fatto impossibile, per cui rimane irrisolta la situazione di contrasto con le limitazioni imposte dai piani programmatici che tutelano i diritti dei cittadini e che impedirebbero la presenza di discariche ed impianti di trattamento nelle aree a rischio di esondazione e, quindi, l’effettivo esercizio della attività in questione.

Alla luce di quanto sopra, la situazione di cui trattasi appare proceduralmente insanabile e, pertanto, risulterebbe impossibile rimuovere le situazioni di illegittimità e/o di non conformità alle norme ed ai piani vigenti senza prevedere la cessazione della attività in essere, la messa in pristino del sito e tutti gli atti conseguenti.

Come è possibile che una situazione del genere si sia protratta per tutti questi anni senza che gli enti ai quali compete l'autorizzazione ed il controllo degli impianti siano mai intervenuti?

Risulterebbero agli atti anche azioni di diffida da parte della Provincia, trasmessi anche alla Procura di AP, inerenti presunte violazioni della autorizzazione vigente, per quanto riguarda limiti inerenti il percolato.

Perché i sindaci di Maltignano che in questi anni si sono succeduti, ivi inclusi l’attuale sindaco pro tempore, non hanno mai provveduto ad intervenire, anche in qualità di massima autorità sanitaria locale e responsabile della tutela della pubblica incolumità, con ordinanze di sospensione della attività dell’impianto?

Ricorrono le condizioni per un intervento sostitutivo del Prefetto nei confronti degli Enti coinvolti (Comune, Provincia, Regione)? E nel caso, perché tale facoltà non è stata esercitata dal Prefetto stesso?

Perché la Provincia di AP non ha mai sospeso l’attività di trattamento dei rifiuti, in attuazione anche delle prerogative previste anche nell’autorizzazione provinciale nella quale è riportato quanto segue: “L’autorizzazione potrà essere revocata con provvedimento motivato – fatte salve le sanzioni di carattere penale e/o amministrativo, senza che l’impresa possa pretendere alcun indennizzo o risarcimento – qualora ricorrano motivi di interesse pubblico la cui valutazione è rimessa al giudizio insindacabile dell’ Amministrazione Provinciale, nonché per inosservanza delle prescrizioni contenute nel presente atto?”

Perché la Procura della Repubblica risulta non essere intervenuta nella vicenda in maniera adeguata, vista anche la situazione sopra descritta, procedendo nel caso anche a eventuale sospensione dell’attività di trattamento dei rifiuti, in quanto priva di AIA non avendo mai ottemperato positivamente alla procedura di VIA, nonostante risulta sia stata informata dei fatti avvenuti, delle criticità e/o eventuali violazioni riscontrate?

Visto il perdurare della situazione per troppi anni e vista di fatto l’inerzia dei soggetti coinvolti, presenterò nei prossimi giorni una interrogazione parlamentare ai ministri competenti, per avere risposte su quanto finora avvenuto e per chiarire quali azioni si intende intraprendere per risolvere le criticità sopra citate e garantire il rispetto dei diritti dei cittadini residenti nelle aree limitrofe.

Vale la pena ricordare che il perdurare dell’esercizio di una attività cui compete l’obbligo di VIA senza aver ottemperato a tale obbligo, può costituire persino motivo di possibile procedura di infrazione comunitaria per lo Stato italiano.

Abbiamo visto troppe volte in questi anni come le criticità di natura ambientale, già gravi e pericolose in se dal punto di vista anche sanitario e di tutela della pubblica incolumità, si rivelino operazioni che riducono o tolgono soldi e diritti alla collettività a vantaggio di pochi, spesso con criticità enormi di rispetto delle leggi e della legalità.

E’ per questo motivo che l’interrogazione sarà rivolta anche ai Ministri della Giustizia e dell’Interno, alla Presidenza del Consiglio, oltreché al Ministro dell’ Ambiente.


da Donatella Agostinelli
M5S Candidata Uninominale Senato Pesaro





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-07-2013 alle 11:52 sul giornale del 16 luglio 2013 - 676 letture

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