Vivere Picchio: Mirabelli, la finale di Wembley ed il maledetto rigore di Foggia

8' di lettura 23/03/2014 - Walter Mirabelli, bomber di razza che ha vissuto da protagonista un periodo molto delicato della storia dell’Ascoli Calcio, torna indietro nel tempo per ricordare con noi alcune emozioni in bianconero.

Arrivato nel Piceno nel 1994 non in perfette condizioni fisiche, si trovò ad affrontare un’annata maledetta: alla tragica morte del Presidente Costantino Rozzi si aggiunse infatti la retrocessione in serie C. L'Ascoli e Mirabelli seppero però rialzarsi e nella stagione successiva l'attaccante realizzò ben 22 reti, diventando il capocannoniere del torneo.

Walter, ancor prima dell’arrivo di Bellini girava su Facebook un post firmato ‘Mirabelli 11’ in cui lanciavi un appello agli imprenditori ascolani affinché non venisse cancellata la storia bianconera. Gli anni passati nel Piceno, nel bene e nel male, ti sono rimasti nel cuore… “Una città come Ascoli non può fare la fine che hanno fanno altre città, non è possibile, sarebbe un disastro. Una storia come quella dell’Ascoli non può sparire come quella di tante altre società. Ascoli ce n’ha da raccontare quindi mi sembrava una cosa giusta scrivere quelle cose perché io ho passato 2 anni che mi hanno segnato… Io ti dico la verità, non sono mai salito in serie A, però quegli anni là in C1 non sembrava di stare in un campionato di Prima Divisione come si chiama ora, avevo la sensazione di giocare in serie A con quel pubblico…"

Campionato ’94-’95, il primo in bianconero. Una rosa allestita per raggiungere la massima serie si ritrovò invece a retrocedere nell’inferno della serie C. La morte del Presidente Costantino Rozzi quanto influenzò sul fallimento stagionale? "Penso che con lui qualcosa in più si sarebbe potuto fare, negli spogliatoi c’erano troppi casini, da quel punto di vista ci è mancato proprio il Presidente. La squadra era buona, non c’era nessun tipo di problema come struttura, però esisteva troppo malessere tra i giocatori. Lui avrebbe senza dubbio fatto qualcosa, era uno che negli spogliatoi veniva sempre, ci è mancato come figura. Quell’anno ci hanno dato un po’ la scossa solo dei tifosi che sono venuti dentro gli spogliatoi incazzati, ma con la morte del Presidente non abbiamo più avuto un punto di riferimento."

Quello fu un periodo di grande contestazione da parte dei tifosi. In città che aria si respirava? "La contestazione è stata molto forte, io ti dico la verità, una tifoseria così tosta… io venivo da Como, mi avevano già avvertito: 'se vai bene ti portano in cielo perché è una tifoseria calda, sennò…'"

Se non sbaglio siete stati anche scortati per diverso tempo…"Si si assolutamente, il primo anno si, è stata davvero molto dura…"

Decidesti comunque di rimanere nel Piceno e nel campionato successivo gonfiasti la rete ben 22 volte. Un bottino importante per un attaccante… "Io lo sapevo che non potevo essere il giocatore del primo anno, sapevo di non esser stato bene fisicamente, non andai neanche in vacanza perché dovevo recuperare il tono muscolare della gamba, poi ho sofferto moltissimo lo spogliatoio. A Nicolini dissi: ‘resto perché è una sfida mia personale, se non faccio bene entro novembre però vado via, già sono retrocesso, se fino a novembre non faccio bene non è giusto che rimango, però se voglio ripartire voglio farlo da qua!' La mia è stata una quasi rivincita, solo personale, dato che il mio rammarico è quella finale, che mi sarebbe piaciuto vincere anche per lasciare l’Ascoli con un successo…"

La stagione infatti non finì certamente nel migliore dei modi: 22 giugno 1996, stadio ’Zaccheria’ di Foggia. In un afoso pomeriggio l’Ascoli Calcio incontrò il Castel di Sangro, squadra di un paesino che conta meno abitanti dei sostenitori bianconeri giunti quel giorno in Puglia. Quanto fa male perdere una partita del genere? "E’ stato un anno abbastanza duro ma bello, finalmente c’era lo spogliatoio unito, non c’erano problemi, chi giocava giocava e nessuno faceva casino. Mi ricordo quando siamo arrivati in finale per noi era già un risultato enorme, non pensavamo mai di arrivarci. Avevo già capito che non era la giornata giusta, intanto Nicolini per me fece un piccolo errore (ride), mi ricordo che Favo si era ripreso da un infortunio e per me doveva giocare, perché uno come Favo in una finale ti cambia la squadra, ma lui disse di non star bene. Io l’avrei fatto giocare perché faceva muovere la squadra in una certa maniera."

Arriviamo al tasto dolente: l’errore dal dischetto. Solamente qualche tempo prima avevi regalato all’Ascoli la finale proprio con il rigore realizzato a Nocera ed invece ti sei ritrovato insieme a Milana a fallire dagli undici metri. Raccontaci quel maledetto rigore e le sensazioni che hai provato. "Sensazioni? La sensazione lì ai calci di rigore? Quando era finita la partita io cercavo di tranquillizzare tutti, il mister mi voleva far battere il primo rigore, poi c’era l’altro che diceva ‘io batto il terzo’, un altro ancora ‘io il secondo’… ad un certo punto dissi al mister ‘guarda, fai decidere a loro…’ (ride), alla fine il più tranquillo ero io… volevo far tranquillizzare gli altri ed invece….Non ho mai rivisto quel rigore, tu pensa che mio nipote mi mandò il video su Facebook ed io l’ho cancellato…"

Possiamo dire che fu una ‘Jaconata’ a regalare la vittoria al Castel di Sangro. Il ‘folle’ mister negli ultimi scampoli di gara sostituì il portiere titolare De Iuliis ed inserì a sorpresa Pietro Spinosa, zero minuti giocati in tutto il campionato, con il primo che non la prese così bene. Possiamo ufficialmente dire che nel calcio contano gli episodi… "A noi il cambio del portiere non ci ha manco toccato, si vede che doveva andare così, pensa che in campionato non avevo mai sbagliato un rigore, l’unico mio errore dal dischetto di 7 o 8 calciati in campionato, poi sbagliò anche Milana…"

Torniamo all’anno prima: semifinale della Coppa Anglo Italiana: l’Ascoli trovò l’Ancona. Nella gara d’andata al Del Duca i dorici si imposero grazie ad un gol di Cornacchia con il post-partita caratterizzato da scontri tra tifosi e polemiche di Rozzi. I biancorossi già pregustavano l’esodo londinese ma non avevano fatto i conti con la doppietta di Incocciati, che ci regalò la finale. Cosa significa per un giocatore scendere in campo a Wembley? "E’ stata una bella esperienza ma sarebbe potuta essere ancora migliore, molto bello è stato vincere con l’Ancona in casa loro… L’Ancona vinse all’andata ed era convinta di andare a Wembley, non convinti, convintissimi! Per un giocatore comunque arrivare a giocare a Wembley è troppo bello, con uno stadio fantastico… E’ stato bello ma fino ad un certo punto… abbiamo avuto anche la contestazione quel giorno, quando siamo andati a trovare le nostre mogli la sera, finita la partita siamo andati da loro in albergo perché volevamo uscire e vedere la città, lì abbiamo avuto una piccola contestazione, se la sono presa più che altro per l’andamento di tutta la stagione…"

La finale: il pareggio di Mirabelli al minuto 32' riaccese le speranze, con il pubblico ascolano che seppure in netta inferiorità numerica, azzittì letteralmente gli inglesi. A pochi istanti dall’intervallo, però, arrivò la rete di White. Raccontaci il gol. "Quella fu l’unica rete della stagione, mi ricordo che quando feci gol cominciò a nevischiare leggermente (ride), cambia velocemente il tempo a Londra eh, e quando siamo rientrati in Ascoli un tifoso mi disse: ‘Mirabelli, hai fatto gol tu ed ha iniziato a nevicare!’ (ride), che poi mi ricordo l’anno dopo, questo stesso tifoso qua, mi portò sotto la curva a festeggiare sopra le sue spalle…"

Dal modo in cui racconti quegli anni, ho proprio l’impressione ti sia trovato bene in Ascoli… "Sono stato benissimo, il primo anno no perché è normale che non vivi la città, è stata tosta, poi un po’ di fortuna, siamo partiti bene, ho fatto anche il capitano, mi sono preso delle responsabilità, lo spogliatoio l’abbiamo tenuto bene, da quel punto di vista sono stato da Dio."

Walter, siamo ai saluti, cosa vuoi dire ai tifosi ascolani? "Un abbraccio forte alla curva, quando rivivo i tempi indietro mi viene sempre in mente la curva perché il secondo anno portare tutta quella gente allo stadio è stata una soddisfazione enorme, tutto qua… quando porti una maglia addosso come quella è bello sentire il calore e la passione della gente che fa tanti sacrifici. Mando un abbraccio grande a tutti i tifosi!"


In allegato la foto del biglietto della gara di Wembley, gentilmente concessa da Loris Capriotti, e quelle della maglia della finale, gelosamente custodita dal mio amico Luca.


Vivere Picchio: la rubrica dedicata ai tifosi bianconeri!


di Rocco Bellesi
redazione@vivereascoli.it
 







Questa è un'intervista pubblicata il 23-03-2014 alle 18:36 sul giornale del 26 marzo 2014 - 5783 letture

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