Vivere Picchio: 'Peter Livon skrastali tutti!’

5' di lettura 16/09/2014 - Peter Livon era un giocatore umile, volenteroso, un combattente: esattamente quanto preteso dalla tifoseria bianconera.

Difensore roccioso dotato di grande carattere, a distanza di anni continua a portare l’Ascoli nel cuore.

Protagonista in campo di un periodo decisamente ricco di emozioni, ci accompagnerà in questa uscita di Vivere Picchio.


Alessandria, Ascoli e Arezzo, sempre al seguito di Enzo Ferrari: quale rapporto si era instaurato tra di voi? Il mister l'ho conosciuto ad Alessandria nel campionato '95/96, lui subentrò a Motta, ed io ero già lì dall'anno prima. Siamo stati ad Alessandria anche l'anno dopo, in seguito le nostre strade si sono divise per poi rincontrarsi ad Ascoli. Questa volta sono arrivato dopo io, lui c'era già, era la stagione '99/00. Ultimo breve periodo insieme nel Dicembre 2001, lui era ad Arezzo e aveva bisogno di un difensore e io ero ad Ascoli dove il direttore sportivo Traini era dall'estate che cercava in tutte le maniere di mandarmi via, perché ero l'ultimo rimasto della gestione Tomei. Ero in scadenza di contratto e ad Arezzo mi facevano un triennale, ma è stato l'errore più grande della mia vita, ma ad Ascoli non ero più ben voluto e scelsi di andarmene comunque a testa alta. Con il mister ho un rapporto speciale, lo considero un grande uomo ed un grande allenatore. Non avrà un gioco moderno e spettacolare ma mi ha insegnato (e non solo a me) tante cose che tanti altri allenatori non mi hanno neanche mai accennato. Sapeva tirare fuori il massimo da ogni giocatore ed era un grande motivatore. L'Ascoli che ha perso la finale di Perugia non era più forte delle altre squadre, ma era piu compatta, unita, cattiva, incazzata, e tutti remavano dalla stessa parte: la parte del mister!

Come ti descriveresti calcisticamente? La natura non mi ha fatto proprio un numero 10 dai piedi buoni e dalle movenze eleganti, quindi mi è venuto ancora più naturale combattere! Per sintetizzare, posso dirti che per l'Ascoli ho dato tutto, magari non era tanto, ma sicuramente tutto!

In occasione partita della liberazione dalla vecchia gestione tra Ascoli-Frosinone sei avvistato in curva come Soncin, Castori e Mimmo Cristiano. Il bianconero sembra proprio esserti rimasto dentro... Intanto ti dico che è stato un onore esserci. E' stata un'emozione indescrivibile rivedere tutta quella gente allo stadio a gridare e a far vedere a tutta l'Italia l'amore verso una squadra ed una città unica: Ascoli!

Eddy Baggio e Sossio Aruta: attaccanti di spessore ma molto diversi tra loro. Raccontaceli? Due giocatori diversi ma che in campo insieme stavano benissimo! Sossio più estroso, pazzo ed imprevedibile, sia dentro che fuori dal campo. Eddy più chiuso, solitario, umile bomber di razza pura! Ho un fantastico ricordo di entrambi, ma la cosa che più mi e' rimasta impressa è la facilità di Baggio nel fare gol: bastava mettere la palla in area e lui segnava, avrebbe meritato una carriera ad alti livelli!

Il tuo legame con i settori caldi del tifo bianconero sembra essere rimasto intatto. Cosa ricordi degli ultras del Picchio?Unici in tutto! Hanno un amore viscerale per la squadra e lo dimostrano giornalmente nel bene e nel male. Era uno spettacolo vedere la curva sempre piena di gente cantare per tutta la partita! Poi, magari, non ti facevano uscire dallo stadio perché incazzati perché i giocatori non si erano impegnati a dovere...
Tre cose non dimenticherò mai:
- l'arrivo allo stadio ad Ascoli dopo la sconfitta di Perugia, con tutto il piazzale pieno di gente e noi pensavamo ad una contestazione, invece uscimmo dal pullman e ci fu un grande e lungo applauso, perché sapevano che la squadra aveva dato tutto e loro, nonostante il dolore della sconfitta, decisero comunque di ringraziarci;
- Fermana-Ascoli 2-1 campionato '00/01: ore per poter uscire dallo stadio, i giocatori si fecero venire a prendere e scapparono nelle loro città d'origine, solo in quattro tornammo ad Ascoli a bordo delle pattuglie della polizia! Arrivati in città, un altro scappò e rimanemmo in tre. Verso le 23.00 suonò il campanello di casa, erano gli ultras che volevano parlarmi, volevano sapere dov'erano gli altri. Erano veramente tanti, il pianerottolo di casa e fuori pieno di gente. Parlammo, mi diedero anche due schiaffi, continuammo a parlare, poi se ne andarono. Secondo loro la squadra non aveva dato il massimo e vennero a dirmelo...
- durante una delle ultime partite che giocai con l'Ascoli comparve uno striscione in curva con scritto "PETER LIVON SKRASTALI TUTTI!!".. Quello striscione mi fu regalato quando me ne andai da chi oggi è ancora mio amico: Mauro. E lo conservo ancora! Per quel ragazzo io avevo dato il 100% e lo ha voluto dire a tutti, e ne sono fiero! E poi ci sono gli amici "ultras" e gli amici degli amici "ultras", persone che anche con il passare degli anni, ogni volta che torno, mi fanno sempre sentire a casa. Giovanni Fioravanti e Natalina, cito loro ma ringrazio di cuore tutti!


Foto gentilmente concessa da Peter Livon.



‘Vivere Picchio’: le emozioni bianconere, raccontate da chi ha le ha vissute!

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di Rocco Bellesi
redazione@vivereascoli.it
 







Questa è un'intervista pubblicata il 16-09-2014 alle 21:42 sul giornale del 18 settembre 2014 - 5411 letture

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