Sisma: l'appello dell'Ordine degli Ingegneri

Terremoto Fiastra 2' di lettura 18/07/2019 - “Occorre concedere l’acconto sulla progettazione quando i progetti sono stati effettivamente consegnati, ovvero attuare quanto già previsto dalla legge n.130 del 16/11/2018”, un buon punto di partenza, quello segnalato dagli ingegneri dorici in merito alla ricostruzione post sisma, che però non sembra vedere al momento l’orizzonte.

La proposta di concessione dell’acconto avanzata dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Ancona vuole portare un contributo concreto alla ripresa effettiva del territorio incluso nel cratere ma insieme fotografa una realtà che per i professionisti impegnati nelle aree del terremoto si sta facendo di giorno in giorno sempre più allarmante: molti studi stanno seriamente pensando di rinunciare a lavorare. “In questi ultimi mesi abbiamo concesso tempo al Commissario Straordinario Farabollini, consapevoli della complessità della situazione, ora chiediamo però una decisa accelerazione nello sblocco dei vincoli decisionali che impediscono l’attività degli ingegneri impegnati nel cratere”, dice il Presidente Alberto Romagnoli.

I professionisti spiegano che occorrerebbe affrontare in modo massiccio i progetti per poter ammortizzare i costi gestionali diluendoli su una più ampia quota di realizzazioni, poiché per gli studi è particolarmente improbo affrontare i costi per un numero troppo limitato di lavori. “Le tariffe coprono a mala pena le spese, e le ordinanze sono innumerevoli e corpose e si susseguono costantemente. Leggerle e studiarle tutte ed applicarle in modo integrato tra di loro è un problema arduo da risolvere - dice Romagnoli che a dimostrazione delle difficoltà in cui si trovano a lavorare gli ingegneri, cita una lettera a lui pervenuta da parte di un iscritto - e non è l’unica. Le proteste sono molte e iniziano a farsi anche ufficiali. La lettera –prosegue Romagnoli riportandone solo uno stralcio – dice testualmente: ‘Il problema è che non può continuare per un altro anno a sfornare progetti che poi non vengono esaminati e che restano al palo! Così facendo si inceppa il meccanismo, si blocca l’orologio interno dello studio. Quanti progetti può affrontare uno studio senza ipotizzare nemmeno una previsione di esame e poi di incasso di almeno un parte di essi, almeno per ristorare le spese? È corretto dal punto di vista gestionale destinare ai progetti del sisma del Centro Italia i proventi di altre attività progettuali portate avanti dallo studio? In che misura? E allora ecco che si profila l’ipotesi di smettere, o quanto meno di rallentare fortemente l’attività professionale da dedicare al sisma del centro Italia’. Del resto – riprende Romagnoli - consentire ai professionisti di svolgere adeguatamente le proprie attività, significa offrire garanzie maggiori alla ricostruzione complessiva e quindi alla cittadinanza, preoccupata che i progetti che la riguardano restino chiusi a lungo nei cassetti degli uffici”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-07-2019 alle 13:23 sul giornale del 19 luglio 2019 - 407 letture

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