Valerio Leonetti: lavorare insieme verso una visione comune

12' di lettura 14/04/2020 - Di rado incontriamo gli altri. Per lo più incontriamo solo i pregiudizi che abbiamo su di loro.

Valerio Leonetti è un logopedista specializzato in sordità e lavora nell’ambito della neuropsichiatria infantile. Ha studiato e approfondito la conoscenza della LIS (Lingua dei Segni Italiana) all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, all’ENS di Cagliari e all’Istituto dei Sordi di Torino. Insegna “Logopedia nelle sordità” presso il CdL in Logopedia dell’Università degli Studi di Cagliari e tiene un laboratorio pratico di LIS. Presso lo stesso Ateneo negli ultimi anni ha organizzato alcuni seminari e ha partecipato a diversi convegni sul territorio nazionale sempre per diffondere la conoscenza della LIS e le opportunità che offre l’educazione bilingue italiano/LIS.

1. Che cos’è per te la logopedia e perché hai scelto di farne un mestiere?
Per me è un’opportunità di relazione con l’altro oltre gli schemi, le regole e le sicurezze. L’utente che intraprende un percorso di logopedia, a vari livelli, non riesce, non può o non può più stare nelle convenzioni comunicative. Occorre dunque un professionista che sappia entrare in punta di piedi nell’intimità dell’altro, per cercare insieme una soluzione: a volte è un’alternativa, altre volte è un ambito approdo alle convenzioni, altre ancora è un’ideazione della persona che nella logopedia trova semplicemente uno spazio in cui non sentirsi inadeguato. Non ho mai trovato interessanti le convenzioni, specie nella comunicazione; così limitanti e poco utili a descrivere le peculiarità di ciascuno. Per cui, quando ho scoperto che esisteva una professione che si occupasse di tutto questo e molto altro, come non desiderare di “essere” un logopedista?

2. Come nasce il tuo interesse per la sordità?
Da un ricordo tenero che spero di riuscire a conservare sempre. Credo che la prima persona sorda segnante che abbia incontrato fosse il nonno di un compagno di scuola. Era temuto da tutti noi bambini per via della sua voce, così inusuale per noi, ma così comune a molti sordi. Non riuscivo tuttavia a staccare mai gli occhi dalle sue mani, così antiteticamente eleganti e dolci nel descrivere forme nell’aria. Era quella la sua vera voce. Quell’uomo capì la mia attrazione verso i segni e me ne insegnò alcuni. Attraverso di essi, scoprii la sua dolce identità e da allora non ho più smesso di nutrire la mia con gli stessi. Ci sono così tante parole per descrivere la sordità, eppure non bastano mai, non sono all’altezza. Come quando si vuol descrivere l’amore. Ecco, forse è proprio così che è nato il mio interesse per la sordità: è stato ed è amore.

3. Qual è stato l’argomento oggetto della tua tesi di laurea magistrale?
L’accessibilità ai servizi sanitari per le persone sorde in Italia. Il nostro Paese è, ad oggi, l’unico in Europa a non aver dato un riconoscimento giuridico alla Lingua dei Segni. Ci tengo però a sottolineare che il riconoscimento della Lingua dei Segni è previsto dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, adottata il 13 dicembre 2006 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l’Italia ha ratificato la stessa nel 2009. Questo mancato riconoscimento da parte dello Stato è irrispettoso nei confronti di tutti coloro che usano la LIS e purtroppo trova l’appoggio di molte persone che vedono in questa lingua uno strumento di segregazione piuttosto che d’inclusione. Personalmente trovo questa posizione inspiegabile. Il risultato è che molte persone sono di fatto escluse dalla partecipazione e dalla fruizione di molti contesti della nostra società e questo non può essere opinabile, dovrebbe piuttosto rientrare nell’interesse primario di chi ha l’oneroso compito di tutelare i diritti dei cittadini, di tutti i cittadini. L’atavica giustificazione “non tutti i sordi usano la LIS”, non può costituire la premessa di un insensato sillogismo che giunge alla conclusione “pertanto la LIS non è uno strumento necessario per l’accessibilità”. Il riconoscimento di una lingua non mette a rischio nessuno, semmai include molti e accresce il senso di comunità e di civiltà di una nazione. Il Servizio Sanitario Nazionale non è del tutto accessibile alle persone sorde. Molte fanno fatica a capire il labiale degli operatori (in questo momento storico, poi), a ricevere informazioni chiare e ad essere tutelati nel rispetto della loro privacy. Questo dipende in gran parte da una lacuna formativa da parte del personale sanitario in relazione alla sordità. Nella mia tesi ho raccolto le risposte a questionari rivolti a operatori sanitari, persone sorde (segnanti e non) e interpreti di LIS. Riporto solo alcuni esempi che reputo efficaci ai fini della comprensione del macrodato. Al 74% del campione totale è capitato di non capire la diagnosi ricevuta o di assistere alla mancata comprensione della stessa, il 54.6% reputa la comunicazione fra operatore e utente sordo “insoddisfacente” ma, soprattutto, il 18% degli operatori, di fronte a un impasse comunicativo, ha optato per l’indifferenza verso il fatto proseguendo nella prassi clinica.

4. Che cosa riguarda nello specifico il corso di “Logopedia nelle sordità” che tieni all’Università di Cagliari?
È un insegnamento previsto nella programmazione didattica per gli allievi e le allieve del II anno. Il programma è piuttosto ampio e prevede: inquadramento diagnostico-logopedico, valutazione logopedica del bambino sordo (0-6 anni), metodi e approcci nell'educazione al linguaggio, la sordità a scuola, strumenti e tecnologie per la prassi clinica, aspetti psicologici legati alla diagnosi di sordità, diagnosi funzionale e ruolo del logopedista. Oltre a questo, l’Università di Cagliari permette ai futuri logopedisti di partecipare a un laboratorio sull’apprendimento delle basi della LIS e del Metodo Bimodale.

5. Un bilancio del seminario “Sordità e pregiudizio clinico-sociale” svoltosi il 29 febbraio 2020 proprio presso l’ateneo di Cagliari.
Posso solo esprimere profonda gratitudine verso il presidente e il coordinatore del CdL che hanno permesso e supportato la realizzazione del seminario, verso i relatori d’eccezione, il dott. Mauro Mottinelli e la capitana Ilaria Galbusera, e infine verso tutti coloro che hanno partecipato. Esistono tanti pregiudizi sulla sordità e, sebbene molte persone sorde imparino presto a convivere con essi, incassano un colpo davvero duro quando scoprono che il pregiudizio esiste anche in molti operatori sanitari. Questo seminario credo abbia permesso a molti futuri professionisti di superare gli stereotipi e di confrontarsi direttamente con due grandi personalità della ricerca clinica e dello sport, che per prime vivono la condizione di sordità come risorsa e non come disabilità. A mio parere, la grande crisi che la Medicina Occidentale sta attraversando, ha bisogno anche di questo: modelli positivi di approccio alla diversità, con un’attenzione particolare al lessico, perché l’accoglienza dell’utente passa anche dalle parole che usiamo.

6. Ritieni sia importante l’educazione bilingue (LIS e italiano) nello sviluppo del bambino sordo?
Ritengo sia fondamentale. Il bilinguismo è, in generale, un’enorme ricchezza. Esistono sia un vantaggio culturale che clinico. Mi piace molto la frase di Maria Garraffa: “Ad esempio davanti ad una nuvola, un bimbo bilingue avrà almeno due parole o anche più per descriverla. Questo non lo rende più intelligente e migliore di un monolingue, ma semplicemente relativizza il mondo sapendo che esiste un confronto possibile tra punti di vista”. Sul piano clinico, mi vengono in mente gli studi pubblicati da personalità illustri (Jiménez, Pino, Herruzo, Bertone, Volpato, Volterra et al.) che dimostrano come il bambino sordo esposto all’educazione bilingue bimodale (lingua dei segni e lingua vocale) abbia delle prestazioni migliori in compiti di fluenza verbale, di lettura e, soprattutto, migliora la capacità di interagire e di acquisire consapevolezza degli stati mentali di chi comunica con lui. Su questo aspetto mi scontro spesso con i colleghi che si occupano di sordità, perché per tanti anni (e spesso ancora oggi) ci si è focalizzati sugli aspetti formali della comprensione del linguaggio, quindi sulla semantica, trascurando gli aspetti funzionali della comunicazione, quindi la pragmatica. Molto spesso sono proprio queste difficoltà a profilare un disagio fra le persone sorde e udenti. Nella mia esperienza, invece, ho avuto modo di scoprire quanto i segni abbiano il potere di essere un ponte fra i due livelli di elaborazione linguistica e permettere una piena accessibilità e partecipazione alla comunicazione.

7. LIS e impianto cocleare: un binomio possibile?
Certamente. Fino a pochi anni fa la ricerca italiana non aveva condotto studi a riguardo, ma oggi sappiamo molto di più per quanto ci sia ancora tanto da scoprire. Di recente l’Ente Nazionale Sordi ha pubblicato un piccolo libro a cura di Maria Cristina Caselli e Pasquale Rinaldi che affronta in maniera costruttiva proprio il rapporto fra LIS e IC. Nella stessa direzione anche alcune riflessioni del Prof. Francesco Pavani. Mi capita ancora oggi di apprendere che dei professionisti, durante i colloqui con i familiari di un bambino sordo candidato all’intervento di IC, sconsiglino l’esposizione alla LIS, adducendo la motivazione “altrimenti non parlerà mai perfettamente”. Quando questo accade sento che, come comunità scientifica, abbiamo tutti perso un’occasione di crescita. I genitori sono in una condizione di forte fragilità quando ricevono la diagnosi di sordità del loro figlio e se incontrano esperti che sentenziano cose di questo genere, non possono far altro che credere loro e fidarsi. Invece è nostro dovere fornire tutte le informazioni necessarie ed essere continuamente aggiornati sulle ultime evidenze scientifiche. LIS e IC possono coesistere e aggiungo: i passi che la comunità Sorda deve fare verso l’IC senza averne paura sono esattamente gli stessi che la comunità scientifica deve fare verso la LIS col medesimo atteggiamento. Per anni questi due mondi non hanno dialogato e si sono fatti la guerra, ma la crescente quantità di sordi impiantati e segnanti oggi presenti in tutto il mondo, sono la dimostrazione più bella che si può andare oltre il conflitto ideologico e discutere di fatti.

8. Quali metodi consideri utili ai fini dell’apprendimento della lingua italiana ai bambini sordi?
Ce ne sono tanti e io stesso in questo momento sono impegnato in un progetto di ricerca che punta in questo senso. Tuttavia, in tutti questi anni di esercizio della professione, ho trovato stimolante, divertente e davvero efficace la Logogenia. In Italia, nonostante la scomparsa della Prof.ssa Bruna Radelli, abbiamo la fortuna di avere un gruppo di logogeniste che portano avanti i suoi insegnamenti. Personalmente credo che la formazione del logopedista che si occupa di sordità non possa prescindere da quella del logogenista. Sarebbe molto bello se la logogenia diventasse materia di studio nei CdL in Logopedia.

9. Perché hai scelto di formarti come istruttore certificato Baby Signs Italia?
La professione di logopedista mi permette di fare educazione sanitaria con i familiari dei miei piccoli pazienti, ma fuori dal mio ambulatorio c’è un mondo di genitori e/o di futuri tali, che non hanno alcun bisogno di un logopedista per scoprire il potenziale educativo e creativo del segno. Baby Signs Italia, infatti, non fa formazione ai professionisti, né è una prestazione sanitaria; è piuttosto un’opportunità per i genitori e i caregiver di innescare un circuito virtuoso col bambino in cui la comunicazione sia precoce, efficace e ricca di contenuti affettivi che rendono solida la relazione fra tutti. L’esperienza personale mi ha insegnato che il segno non uccide la parola, bensì la supporta ed è la solida mano alla quale si può aggrappare quando ancora non è ben formata, quindi durante l’acquisizione del linguaggio. Tutto questo è vero sia per il bambino che ha delle difficoltà dello sviluppo, sia per il bambino che non ne ha.

10. Ritieni ci siano delle similitudini tra la comunità sorda e quella LGBTQ+?
Questa domanda mi fa pensare a un bellissimo articolo della prof.ssa Sabina Fontana dal titolo “Esiste la Cultura Sorda?”. Nella sua analisi si fa riferimento alle dinamiche di in-group e out-group che spesso caratterizzano le comunità umane. Queste, infatti, ricorrono a definizioni positive per descrivere esse stesse e a definizioni negative per descrivere l’altro. Per cui, nel caso della comunità sorda segnante, secondo una dinamica di in-group, ciascun membro appartenente a essa preferisce il termine “Sordo”, mentre, in una dinamica di out-group, chiunque non appartenga alla comunità, chiamerebbe la stessa persona “non udente”, in quanto “non sé”. Credo che questa sia una similitudine fra la comunità sorda e quella LGBTQ+, ossia la focalizzazione su dinamiche di in-group che non permettono il raggiungimento di un obiettivo davvero comune. Quando una parte della popolazione che non gode di pieni diritti civili prova ad avere una voce udibile nel trambusto dei dibattimenti di governo, occorre essere uniti per far sentire il proprio messaggio con forza. Le divisioni interne non solo non consentono il raggiungimento di questo traguardo, ma innescano dinamiche che tornano utili solo a coloro che quella voce non vogliono proprio ascoltarla. Non solo, questo faticoso non saper “fare squadra”, che nasce da dinamiche di out-group (si pensi al Congresso di Milano del 1880), rinforza stereotipi e pregiudizi che rendono la strada verso una società equa e inclusiva per certi aspetti non meno faticosa di quanto non lo fosse in passato.

11. Qual è il tuo motto?
Ogni volta che ne scopro uno nuovo mi dico: “Questo sarà il mio!”. Per cui temo di non essere credibile se dicessi di averne uno in particolare. Però, ripensando a tutte le cose che ci siamo detti e al quotidiano impegno per la diffusione e il riconoscimento della LIS, mi viene in mente una frase di George Steiner a cui sono molto legato: “Quando una lingua muore, un modo di intendere il mondo, un modo di guardare il mondo muore con essa”.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 14-04-2020 alle 10:59 sul giornale del 14 aprile 2020 - 979 letture

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