La precarietà ai tempi del Covid-19: lettera di un'Asacom

3' di lettura 11/05/2020 - Due grandi errori: credersi di più di quello che si è, stimarsi di meno di quello che si vale. Goethe

L'emergenza sanitaria da cui siamo stati travolti ha fatto emergere delle criticità già esistenti ma ignorate dai più. A volte fa comodo evitare certi argomenti, rimandare delle discussioni che potrebbero sollevare questioni spinose. Questo Covid-19 ha scoperchiato un vaso di Pandora e ha portato a galla tanti nodi da sciogliere. Riportiamo qui la lettera di un'Assistente all'Autonomia e alla Comunicazione, una professione che ha a che fare con l'istruzione ma di cui la "buona" scuola sembra dimenticarsi troppo spesso.

“MI CHIAMO GIULIA E SONO UN'ASACOM”
Mi chiamo Giulia, sono un'Asacom, e da diversi anni ho preso parte al movimento nazionale “Noi assistenti all’autonomia e comunicazione”. Inizio subito dicendo che questo gruppo nasce dalla volontà e dall’impegno, messo a punto da numerosi colleghi (siamo 54.000 su tutto il territorio nazionale), di far “sentire la nostra voce”.
La nostra figura, sancita dalla legge 104/1992, rappresenta un vero e proprio pilastro e un punto di riferimento per moltissimi alunni con disabilità. Tra le nostre mansioni rientrano l’inclusione e l’adattamento (comunicativo, didattico e relazionale) di questi ultimi all’interno del contesto scolastico.
Nonostante esista da anni una legge che definisca chiaramente il nostro ruolo professionale, non godiamo ancora di un riconoscimento istituzionale né di una internalizzazione da parte del Ministero (MIUR). Riconoscimento doveroso e indispensabile affinché da una parte venga garantita una dignità personale e remunerativa a questi operatori, dall’altra una continuità di un affiancamento duraturo e vantaggioso per gli alunni con disabilità. Per troppo tempo gli Assistenti all’Autonomia e Comunicazione sono stati relegati a vivere in una condizione di marginalità. Siamo allo stesso tempo attori protagonisti e “vittime” di un sistema precario il cui impiego e le cui funzioni vengono totalmente gestite, organizzate e coadiuvate a seconda di quella che è la discrezionalità dell’ente di turno. Ci propongono contratti a cottimo e paghe che spesso non soddisfano il minimo salariale (si noti che facciamo riferimento a personale formato, con titoli annessi e corsi di aggiornamento a non finire).
Alla luce di tutto ciò, mi preme sottolineare come in una situazione di emergenza sanitaria nazionale, tipo quella che stiamo vivendo oggi, questa nostra triste condizione abbia riversato il suo malfunzionamento sulle spalle dei nostri ragazzi, i quali hanno pagato il prezzo più alto e si sono visti privare del loro diritto principale: l’inclusione scolastica. Risulta quindi evidente la necessità, non più prorogabile, di una regolarizzazione del personale scolastico specializzato “esterno” da parte del Ministero e la promozione di un'unica tipologia di profilo professionale, riconosciuta, considerata valida e condivisa su tutto il territorio nazionale (molti operatori, infatti, vengono oggi inquadrati con acronimi diversi come ASACOM, ASCO, OEPA, OEPAC, AEC, a seconda dell’ente che gestisce il servizio).
Concludo citando l'incipit dell'articolo 24 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità:

Si riconosce il diritto all’istruzione alle persone con disabilità, senza discriminazioni e su basi di pari opportunità, garantendo un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli e un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita.”

Noi Assistenti all’Autonomia e Comunicazione ci impegneremo affinché tale diritto venga ufficialmente riconosciuto e salvaguardato, secondo il principio del “nessuno escluso."


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 11-05-2020 alle 19:37 sul giornale del 12 maggio 2020 - 1126 letture

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