Siamo ovunque: l'Arcobaleno nelle Marche

7' di lettura 09/06/2020 - «Avere vergogna o paura di come si è fatti equivale a rinunciare a essere, a vivere.» Monica Galdino Giansanti

Jacopo Cesari è nato a Sesto San Giovanni nel 1989. Si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”con una tesi di ricerca sulla comunità omosessuale marchigiana. Attivista LGBT dal 2008, ha ricoperto per Arcigay il ruolo di consigliere nazionale e di Presidente del Comitato di Pesaro e Urbino.
Nel 2019, dallo sviluppo della tesi di laurea, è nato un libro: "Siamo ovunque. Memoria omosessuale Marchigiana" edito da Aras Edizioni. La pubblicazione è stata acquisita da importanti centri di ricerca quali le Università Cornell, Yale, Columbia e dalla biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

1) Quali sono tre aggettivi che useresti per descriverti?
Senza dubbio direi riflessivo: sono una persona che macina molti pensieri e a volte può passare giornate o mesi attorno alla stessa idea. E poi curioso: amo conoscere e sperimentare cose nuove, sono in definitiva una persona aperta alla scoperta. Un terzo aggettivo forse può essere ottimista: tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno e dinanzi a un problema mi concentro sempre sulla soluzione.

2) Prima ancora che scrittore sei stato attivista in molte organizzazioni. Che cosa ha significato per te?
La parola attivista è una parola che mi ha definito per molti anni. Mi sono speso in organizzazioni che lottano in difesa dell’ambiente, per il consumo critico, la legalità, la memoria. Ho vissuto l’adolescenza identificandomi come attivista politico, poi attivista gay e per alcuni anni la mia professione è stata quella di attivista sindacale. Anche se oggi non ricopro più cariche e non sono più un militante nel senso stretto del termine. Essere attivista resta un tassello del mio personale mosaico, fa parte della mia identità. In fin dei conti scrivere questo libro è stato anche un modo diverso di proseguire il mio impegno nel movimento LGBT.

3) Essere diversi lo associ all’idea di opportunità o di stigma sociale?
Personalmente ritengo l’omosessualità la cosa più bella che mi sia capitata. L’opportunità di vedere il mondo da una prospettiva diversa da quella della maggioranza e di dare direzioni impreviste alla mia vita. Detto questo, essere omosessuali è ancora oggi una questione difficile da affrontare. Può portare a esiti dolorosi ma è innegabile che un cambiamento culturale è in atto. Questa trasformazione ha subito un’incredibile accelerazione nell’ultimo decennio e voglio sperare che si prosegua di questo passo. Sarebbe importante che in Italia passasse una legge contro l’omofobia e una che vietasse le terapie riparative. Ad oggi ancora troppe persone vengono indirizzate in questi presunti centri di cura per l’omosessualità dove in realtà non si cura ma si distrugge la psiche di una persona.

4) Un momento cruciale per ogni gay è il coming out, puoi parlarci del tuo?
Il coming out è uguale e diverso per ogni omosessuale. Per me è stato fondamentale avere dei modelli di omosessualità, prima nei libri e poi nella mia cerchia di conoscenti. Realizzare che si poteva essere omosessuali ed essere felici è stato essenziale. Un altro elemento è stato avere uno spazio lontano dagli ambienti degli amici e della famiglia in cui poter esprimere me stesso e acquisire fiducia e consapevolezza. Dopo anni di verità negate, vicende rimosse e paure represse, sono riuscito a inghiottire i miei timori. Conquistare la mia identità, la libertà di essere me stesso, mi ha dato la forza di non tornare mai indietro. È stata la scelta più felice della mia vita. Mi sono dichiarato agli amici più stretti e alla famiglia quando avevo diciannove anni. Oggi forse potrebbe sembrare un po’ tardi, ma non ho rimpianti. Ognuno ha i suoi tempi.

5) Perché hai scelto una tesi di laurea sull’omosessualità nelle Marche?
Nel 2017 ho deciso di non voler più essere uno studente fuori corso. Avendo poco tempo e una discreta mole di esami da smaltire, dovevo scegliere un tema che mi fosse congeniale. In quanto presidente dell’Arcigay Marche avevo già una base di conoscenze sull’argomento che mi consentiva di procedere spedito. La mia curiosità per il tema mi ha fatto bruciare le tappe. Il processo di genesi del libro ha richiesto invece tempi più lunghi. La discussione di tesi è avvenuta a dicembre 2017, mentre il libro è stato pubblicato solamente a giugno 2019. Nel mentre ho dovuto approfondire la ricerca, leggere molti più documenti, fare interviste ed elaborare un testo che è passato da qualche decina di pagine a più di trecento.

6) Il titolo del libro è “Siamo ovunque”, da dove nasce questa scelta?
Siamo Ovunque richiama lo slogan dei moti di stonewall “We are everywhere” ed è stato anche lo slogan del primo Pride marchigiano svoltosi appunto nel giugno 2019 in contemporanea all’uscita del libro.

7) Che ruolo ha avuto Paolo Bonetti in questo progetto e nella tua vita?
Docente universitario e uomo politico, Paolo Bonetti è stato un esponente di primo piano dell’ambiente culturale fanese e non solo. Insieme a lui ho vissuto l’esperienza della Consulta per la Laicità delle Istituzioni negli ultimi anni della vicenda Englaro. All’epoca ero un liceale e lui già un professore in pensione. Dopo il 2009 per anni ci siamo persi di vista. Il nostro rapporto si è stretto in occasione della mia laurea. Saputo il soggetto della mia tesi, ha chiesto al Dottor Ferdinando Giuliano di organizzare un incontro e mi ha convinto a farne una pubblicazione. È venuto a mancare prima che il libro fosse dato alle stampe. Fino all’ultimo ha continuato a ripetermi l’importanza di questa pubblicazione in una società che riteneva ancora intrinsecamente omofoba.

8) Il libro riguarda in qualche modo anche la provincia di Fermo?
Il libro racconta vicende che abbracciano tutto il territorio regionale e quindi anche questa provincia. Basti dire che a Porto S. Elpidio si è tenuto nel 1983, con il sostegno della giunta comunale, un raduno nazionale del movimento gay con oltre seicento presenze da tutta Italia. Originario di Fermo è stato il primo presidente del circolo Arcigay Caleido di Ancona, attivo tra il 1994 e i primi anni Duemila. A Porto S. Giorgio, durante il fascismo, il parroco venne messo sotto controllo perché omosessuale. Diciamo che nella zona del fermano non si annoiavano.

9) Quali sono le parole chiave di quest’opera?
Forse due parole possono essere risarcimento e regalo. Questo libro vuole essere un risarcimento tardivo e parziale per tutte quelle generazioni di omosessuali che hanno vissuto la loro vita soffocati dal silenzio e dallo stigma sociale, ma anche un regalo per le nuove generazioni che possano avere con questo testo una cornice storica entro cui inserire la propria vicenda personale, sentirsi parte di una lunga storia collettiva e rafforzare così il loro processo di acquisizione di una identità.

10) Vuoi salutarci con un tuo motto?
Temo di non averne uno, sono sempre stato pessimo con gli aforismi. Se però mi chiedi una bussola che orienta la mia vita è la tensione costante ad allargare i miei orizzonti, ad intraprendere sfide nuove che mi consentano di crescere e mi rendano una persona migliore di quanto fossi in partenza. Ciò che ci consente di cambiare è forse l’atteggiamento con cui ci poniamo verso noi stessi e le esperienze che ci attraversano. Questo vale anche per la storia e i libri, la conoscenza da sola non basta ma serve per arrivare alla consapevolezza che consente il cambiamento. In questo caso il cambiamento della comunità LGBT marchigiana.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 09-06-2020 alle 15:34 sul giornale del 10 giugno 2020 - 442 letture

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