Oliver Bierhoff, una stella nel firmamento di Ascoli

3' di lettura 07/07/2020 - Impossibile per i tifosi ascolani non commuoversi ricordando i tempi in cui con questa maglia militava Oliver Bierhoff, uno dei bomber più importanti della storia tedesca. In realtà, però, l’esperienza ad Ascoli non fu esattamente la prima per l’attaccante teutonico, dato che si tolse anche la soddisfazione, ancora giovanissimo, di prendere parte ai mondiali militari in Italia ad Arezzo.

E Bierhoff già lì aveva cominciato a dimostrare tutte le sue qualità di goleador, visto che finirà con quattro reti a referto, che però non bastarono alla Germania per aggiudicarsi quel trofeo. Piccolo momento nostalgia: i mondiali militare di quell’anno vennero vinti dall’Italia, che riuscì a battere proprio la formazione tedesca nell’atto conclusivo della manifestazione. E indovinate chi aveva il compito di marcare Oliver Bierhoff in quella gara? Ciro Ferrara!

Lo sbarco in Italia all’Inter

L’attaccante tedesco sbarca in Italia, ma venne acquistato dall’Inter, che lo girò poi all’Ascoli in prestito. Una mossa che fu stabilita da parte del presidente della squadra nerazzurra, Ernesto Pellegrini, che non ci pensa due volte nel portarlo in Italia sborsando una cifra intorno a 750 milioni delle vecchie lire al Borussia Monchengladbach. Un importo che, rapportato alle cifre che ci sono oggi in circolazione, fa quasi impressione. Anche se, come sottolineato in un articolo pubblicato su l’insider, il valore di mercato attuale dei calciatori sta cambiando e cambierà anche per colpa degli effetti negativi dal punto di vista economico legati all’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha di fatto sospeso il calcio in tutto il mondo per qualche mese.

In tanti si sono chiesti: perché Bierhoff non rimase subito all’Inter? In quell’anno era ancora vigente il tetto massimo di tre stranieri e, di conseguenza, con il trio tedesco Matthaus, Brehme e Klinsmann, era impossibile per l’allenatore nerazzurro Corrado Orrico inserire il giovane attaccante teutonico, giudicato ancora troppo acerbo sotto il profilo tecnico.

Così, l’Inter decide di mandarlo in prestito a fare un po’ d’esperienza: in quel momento nemmeno i più assidui appassionati di scommesse calcio avrebbero puntato due lire sulla carriera che poi fece Oliver Bierhoff. Tra l’altro, proprio in quel periodo, un altro grande giocatore venne mandato a farsi le ossa in una squadra meno importante: il Milan, infatti, decise lo stesso percorso in prestito anche per Boban, che militò così nelle fila del Bari.

Perché Bierhoff finì all’Ascoli?

Il tedesco arrivò nelle Marche perché il vulcanico presidente della squadra marchigiana, Costantino Rozzi, si innamorò letteralmente del gigante teutonico e sognava già di aver scovato un valido sostituto per il partente Walter Casagrande, che in quell’anno cambiò maglia e passò al Torino.

L’impatto con il calcio italiano, per l’attaccante tedesco è, però, veramente complicato. Il processo di adattamento è lungo e un problema muscolare lo costringe ai box per svariate settimane. Insomma, c’erano tutte le premesse, compresa la contestazione dei tifosi, per farlo tornare all’Inter. Il patron dell’Ascoli, però, tiene botta alle critiche e crede nel bomber tedesco che, nella seconda parte della stagione, si riesce finalmente a sbloccare e segna le prime due reti nel campionato italiano, tra l’altro al Foggia e uno proprio all’Inter.

Una scelta che venne premiata: nell’annata successiva Bierhoff va in rete ben 20 volte nel campionato cadetto, riconfermandosi ancora con 17 reti nel 1993/94, restando all’Ascoli anche la stagione successiva, per una sorta di patto d’onore verso la società e l’ambiente, ma con la retrocessione in Serie C le strade si divisero e quella di Bierhoff cominciò a splendere più che mai.






Questo è un articolo pubblicato il 07-07-2020 alle 10:44 sul giornale del 07 luglio 2020 - 31 letture

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