Segni d'arte: intervista a Marco Verni

3' di lettura 13/07/2020 - La Lingua dei Segni Italiana (LIS) è la mia lingua madre. Si ascolta con gli occhi e si comunica con le mani, il volto e il corpo.

Marco Verni è un grafico, designer, illustratore e fotografo sordo. Le sue opere puntano al racconto silenzioso e potente della realtà in cui vive da quando è nato.

1. Che cosa significa per te essere sordo?
Per me essere sordo non è qualcosa di “diverso”. Ci sono nato. Mi sento uguale alle altre persone, soltanto che percepisco il mondo in modo diverso perché ho sviluppato maggiormente il canale visivo. Mi manca un senso ma gli altri sono amplificati. Chiaramente nella vita di tutti i giorni posso incontrare difficoltà nella comunicazione con gli altri, ma questo anche perché la società non conosce bene la sordità e le persone non sanno bene come relazionarsi. Basterebbe sensibilizzare un po' gli altri e sicuramente ci sarebbero meno difficoltà.

2. Che ruolo ha la LIS nella tua vita?
Posso dire che la LIS è la mia lingua naturale, come per le persone udenti le lingue parlate. Sono fondamentalmente bilingue LIS/ita, ma sicuramente prediligo la Lingua dei Segni. Questa mi permette di comunicare senza difficoltà e sforzi. Ad esempio in situazioni in cui ci sono più interlocutori, grazie all’interprete posso seguire tutto ciò che viene detto senza problemi. Devo ringraziare i miei genitori che mi hanno dato la possibilità di imparare la LIS: uno strumento in più per comunicare.

3. Se potessi incontrare te stesso da piccolo, cosa gli diresti?
La mia infanzia, come quella di molte persone sorde, è stata abbastanza “impegnativa”. Trent’anni fa non c’erano le informazioni e le tecnologie di oggi. Se potessi incontrare me stesso da piccolo, gli direi che può avere una vita come gli altri, che non ha niente in meno e, anzi, di sfruttare questo sguardo “diverso” sul mondo e di farne la sua forza.

4. Che cos’è l’arte visiva?
L’arte visiva è la mia passione. Gli occhi sono anche le mie orecchie, quindi tutto ciò che passa dal canale visivo è amplificato. Grazie alle arti visive: fotografie, illustrazioni, etc. posso comunicare all’esterno ciò che sento, il mio mondo e allo stesso tempo trasmettere emozioni.

5. Come definiresti il silenzio?
Non so cosa sia il silenzio. Attraverso i miei occhi vedo le immagini che “fanno rumore”. Le mani e il volto che comunicano in LIS sono come parole. Quindi, se parliamo di silenzio come lo intendono gli udenti, non riesco nemmeno a immaginarlo.

6. Quali emozioni associ alla sordità?
La sordità mi ha consentito di non essere sordo alle emozioni. Comunicare implica la capacità di ascoltare il proprio interlocutore a livello visivo e soprattutto emotivo.

7. Sordi e udenti: due mondi paralleli o comunicanti?
Io non parlerei di due realtà distinte. Nel mondo convivono persone di varie nazioni, lingue e culture, questo vale anche per i sordi e gli udenti che comunicano tra loro e si arricchiscono reciprocamente.

8. Che cos’è la cultura sorda?
Bisogna pensare ai sordi come a una minoranza linguistica e culturale. Come se fossero di un’altra nazione, per intenderci. Il loro modo di percepire il mondo è diverso rispetto agli udenti. Ecco perché talvolta la cultura non viene compresa da chi non conosce la comunità dei sordi.

9. Cosa ti aspetteresti da un eventuale riconoscimento della LIS?
Ad oggi, nel 2020, l’Italia è l’unico Stato a non aver ancora riconosciuto la Lingua dei Segni Italiana come lingua appartenente alla comunità dei sordi, causando così l’inaccessibilità di molti servizi pubblici. Se la LIS dovesse essere riconosciuta, mi aspetterei maggiore accessibilità non solo nei servizi (municipi, ospedali…) ma anche nell’arte (musei, mostre, teatri), dando pari opportunità e diritti a noi sordi.

10. Qual è il tuo motto?
Il mio motto è “Volere è potere”.

Sito internet: http://www.marcoverni.it/HOME.html


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 13-07-2020 alle 15:32 sul giornale del 14 luglio 2020 - 469 letture

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