CoNAS: Coordinamento Nazionale Assistenti Scolastici

21' di lettura 23/07/2020 - Intervista rivolta ai fondatori nonché Assistenti all'Autonomia e alla Comunicazione di comprovata esperienza professionale.

1. Chi è l’Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione?
L’art.13 comma 3 della L.104/92 individua come servizio essenziale quello di «assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali». Detta disposizione di legge, pertanto, individua un servizio ma non chi dovrà offrirlo. La figura professionale che si è andata delineando, con l’esperienza di ruolo, ha assunto negli anni diverse denominazioni e specificità operative anche in base alla tipologia di disabilità a cui il suo operato si è dedicato. Assistente per l’autonomia e la comunicazione (ASACOM), Assistente Educativo Culturale (AEC), Operatori Educativi per l'Autonomia (OEPA), Educatore Scolastico, Assistente ad Personam (ADP), Assistente alla Comunicazione (ASCO), Addetti alla Comunicazione, Interprete Scolastico, Operatore di Assistenza, Tiflodidatta, mediatore scolastico, Assistente Specialistico all’Integrazione (ASI), Assistenti Educativi Scolastici (AES), ecc. sono solo alcune delle tante denominazioni “immaginate” per ricoprire tale mansione. Lo stesso dettato normativo attribuisce la competenza di erogazione del servizio agli enti locali (senza indicazione opportuna di quali di essi) che, assolutamente impreparati in materia di inclusione scolastica, predispongono annualmente provvedimenti attuativi transitori, mai definitivi, che diversamente (territorio per territorio, anno per anno) stabiliscono i connotati del servizio e i criteri e le competenze di accesso alla professione. L’assenza di una disciplina legislativa che regolamenti i requisiti di accesso alla professione riconosce agli enti locali (Regione? Comune? Libero Consorzio Comunale? Città metropolitana? Singolo Municipio?) piena discrezionalità di definizione del profilo professionale preposto a offrire il servizio la cui competenza è inappropriatamente stata affidata. Tale potere discrezionale, inevitabilmente, ha generato una disparità territoriale nell’individuazione dei requisiti di accesso alla professione, della denominazione dell’operatore, dei percorsi di studio abilitanti, ma anche dei lineamenti del servizio diversamente erogato per territorio, in termini di ore offerte al singolo studente, di modalità di espletamento, stanziamento di fondi per la spesa dedicata, retribuzione oraria. Per di più, la prassi consolidata dell’esternalizzazione del servizio a terzi concede a un ulteriore soggetto, quello gestore (di sovente cooperative mediante gare d’appalto, affidamento diretto, accreditamento), di stabilire ulteriori requisiti per la recluta degli operatori (titoli di studio, anni di servizio, retribuzione oraria, inquadramento contrattuale). Ente locale, soggetto gestore (cooperativa), con l’aggiunta delle pretese dei singoli istituti scolastici, rappresentano quell’accozzaglia di soggetti intervenienti nella determinazione di requisiti, competenze, ruoli, modalità, percorsi formativi richiesti, lineamenti e principi professionali. Se dall’ultimo report Istat emerge che per l’anno scolastico 2018/2019 gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione ammontavano a circa 54 mila, possiamo ben comprendere che si tratta di un’ampia platea di professionisti che, sebbene preposti a garantire l’inclusione degli studenti disabili, opera da ben 28 anni in assoluta precarietà di ruolo, professionale e di formazione. La mancanza di un loro riconoscimento giuridico e professionale all’interno del nostro Sistema Nazionale di Istruzione, infatti, non potrebbe sortire un diverso esito. Tenuto dunque conto che non esiste nessuna normativa che definisca in maniera univoca chi è l’Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione, sarò io a presentarne un identikit dettatomi perlopiù dalla mia personale esperienza. L’assistente per l’autonomia e la comunicazione, genericamente detto (nome mutuato dall’enunciazione della legge 104), è un operatore specializzato per affiancare la vita scolastica (in un rapporto uno ad uno) di un alunno richiedente il suo affiancamento in ragione di deficit uditivi, visivi e di disabilità fisiche o neurocognitive. Tale professionista persegue la finalità di garantire un supporto educativo-assistenziale e di mediazione attraverso interventi mirati e funzionali ad accrescere o a mantenere il livello di autonomia, interazione e inclusione degli alunni con disabilità con le persone che interagiscono con loro. Il servizio è reso da operatori qualificati che – in aggiunta all’insegnante di sostegno e agli insegnanti curriculari –supportano nel loro percorso scolastico lo studente con disabilità facilitandone i processi di apprendimento e di comunicazione. Partecipa, con il suo apporto specialistico, in stretta cooperazione con l’intera équipe di operatori psicosociali, alla redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) perché esso possa rispondere effettivamente ai bisogni del singolo studente. Questa descrizione è alquanto riduttiva dovendo tener conto che ogni tipologia di disabilità richiede delle competenze e delle strategie specifiche per la rimozione di quegli ostacoli o situazioni invalidanti che ognuna di esse diversamente comporta. Nell’evidente ammasso di denominazioni bisogna infatti discernere talune professionalità diversificate per competenze acquisite, per formazione ed esperienza con specifiche categorie di disabilità. Al fine di garantire maggiore efficacia all’intervento di assistenza, si individuano tre modalità di assistenza definite in base a 3 aree di disabilità: psicofisiche/neuro-cognitive, visive e uditive. Infatti, nel rispetto della peculiarità di bisogni del singolo disabile, non c’è dubbio alcuno che l’assistente per l’autonomia e la comunicazione debba essere necessariamente un operatore specializzato: nella Lingua dei Segni se l’alunno è uno studente sordo segnante; all’utilizzo del Braille se lo studente è cieco/ipovedente o possedere altre competenze a seconda delle disabilità coinvolte.

2. Se gli Assistenti all'Autonomia e alla Comunicazione fossero inseriti nell'organico del MIUR, come lo sono i docenti di sostegno, a che pro avere ancora due figure?
L’assistente per l'autonomia e la comunicazione è portatore di competenze specifiche che lo caratterizzano differenziandolo dagli insegnanti (di sostegno o curriculari) con cui tuttavia coopera. Le sue funzioni sono anche distinte da quella dell'assistenza di base igienico-personale in capo invece ai collaboratori scolastici (D. Lgs n. 66/17). Nello specifico, ruoli delle due figure - insegnante di sostegno e assistente per l’autonomia e la comunicazione - sia pure nelle finalità comuni e nella collaborazione costante, sono chiaramente distinti. Il docente di sostegno, infatti, è un insegnante specializzato, introdotto dalla L. 517/77, con una formazione polivalente, a cui sono demandate funzioni prettamente educativo-didattiche. Esso viene nominato qualora sia presente un alunno disabile con lo scopo di favorirne l'inclusione. Tuttavia, a norma del D.Lgs n.297 del 1994, non può ritenersi insegnante esclusivo dello studente disabile, ma di tutti gli alunni della stessa classe, prendendosi cura delle diverse emergenze educative che si presentano. Le disposizioni di legge in essere, pertanto, ribadiscono e rafforzano, nel loro susseguirsi, che l’insegnante di sostegno non può, e non deve, offrire quel rapporto esclusivo - uno a uno - di cui invece lo studente disabile ha bisogno. La sua formazione polifunzionale non lo elegge a “tuttologo della disabilità”. Pertanto, al fine di concretizzare il suo intervento didattico, necessita della collaborazione di una figura con un’impostazione professionale strutturata per categoria di disabilità. L’operatore previsto dalla 104, invece non è ascrivibile al personale docente, le sue funzioni non sono prettamente ed esclusivamente didattiche, ma assume compiti di mediazione e supporto nei processi di autonomia, comunicazione e integrazione ed è formato specificatamente per operare con determinate tipologie di disabilità.

3. Quali sono gli obiettivi del Coordinamento Nazionale Assistenti Scolastici?
L’istituzione di un “Coordinamento Nazionale Assistenti Scolastici” (CoNAS) risulta quanto mai necessario allorché all’avanzare dell’esercizio di ruolo, ormai più che ventennale, si accompagni e rafforzi la pretesa di un riconoscimento corrispondente a un equo e rispettoso inquadramento giuridico-normativo, professionale e contrattuale. Come detto, il vuoto normativo che legittima ancora un disconoscimento professionale, risulta oggi alquanto anacronistico se si considera che l’istituzione della figura abbia abbondantemente superato la sua fase di rodaggio (L.104/92). Questa lacuna giurisprudenziale, irrisolta nel tempo, non poteva che generare il proliferarsi di una quantità di lavoratori specializzati, oggi ben 54 MILA, che prestano il loro operato quotidiano nelle scuole italiane in condizioni di ASSOLUTA PRECARIETÀ, con inquadramenti contrattuali eterogenei e retribuzioni che riducono la professione a una mera attività di volontariato. Da questo assetto professionale frammentato ne consegue il proliferare di diverse realtà associative territoriali, tuttavia legate da un unico obiettivo conduttore: un riconoscimento professionale, formale e uniforme su tutto il territorio nazionale. È di indiscussa valenza, il principio sotteso a questa volontà comune: un effettivo inquadramento della professione garantisce in primis la qualità di un servizio essenziale per l’alunno ma, non di meno, assicura diritti e tutele a quei lavoratori che lo rendono effettivo nel quotidiano scolastico. È da ritenersi ormai superato, seppur sempre degno di considerevole apprezzamento, il sollevarsi di movimenti e proteste che agiscono solo a livello territoriale (regionale, provinciale, comunale, municipale) o addirittura personale (i genitori del singolo alunno costretti a ricorrere al TAR). Essi perdono la loro ragion d’essere qualora abbia ormai assunto evidenza che le criticità di fondo riscontrate dalla categoria e dalle famiglie a livello locale si rintracciano puntualmente in tutto il territorio nazionale. L’errore, ormai di storica memoria, del legislatore del ’92, quello di affidare agli Enti Locali la competenza, ha sapore di paradossale contraddizione in termini: esula il Ministero dell’Istruzione dalla competenza e dal reclutamento diretto del personale geneticamente preposto per rendere il proprio agire professionale all’interno del contesto scolastico. Il Coordinamento Nazionale Assistenti Scolastici, mira a realizzare azioni a tutela dei diritti degli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione, provato l’evidente fallimento radicale di tale sistema, ormai al completo collasso, che compromette la qualità del servizio e, dunque, l'integrazione degli studenti più fragili. Preso atto dell’inadeguatezza palesata negli anni dagli Enti locali nell’assumere la competenza, si pone come OBIETTIVO PRIORITARIO quello della doverosa presa in carico della questione da parte del MIUR perché esso trattenga la funzione e INTERNALIZZI la competenza. Una soluzione questa risolutiva, oltre che urgente, che innanzitutto garantirebbe indistintamente a tutti gli studenti con disabilità il diritto all’istruzione, che per sua natura universale, risulta incompatibile con la logica di ripartizione di competenze, di decentramento e di risposte differenziate a un medesimo stato di bisogno, ma specularmente porrebbe fine alle condizioni di gravissima precarietà che mortifica la dignità dei professionisti. Il CoNAS si predispone per far confluire e ricongiungere in un'unica organizzazione le sollecitazioni di singoli lavoratori, delle famiglie, di quelle associazioni e istituzioni che, a vario titolo, propongono obiettivi che, seppur rispecchino le rispettive realtà territoriali nella loro diversità, si identificano tra loro. A scongiurare una dispersione di preziosi intenti in azioni vanificate, esso intende istituire un canale ufficiale che rappresenti, in una rete coesa, le istanze dei singoli per perseguire i diritti di un’intera categoria. Tra gli obiettivi, il CoNAS si propone quello di creare occasioni di confronto diretto con le Istituzioni. Interloquendo con i Dipartimenti ministeriali di pertinenza, infatti, intende farsi promotore di progetti legislativi, di atti di indirizzo, di proposte emendative, suggerimenti atti a realizzare urgenti soluzioni che prevedano regole chiare e definite a tutela della categoria professionale che rappresenta. Il CoNAS intende altresì intraprendere un’azione di dialogo costruttivo con gli Organi competenti anche per la definizione e la reinterpretazione di un percorso formativo efficiente, affinché la suddetta figura professionale sia esercitata da personale altamente specializzato e in possesso di titoli di studio e professionali di alto profilo, effettivamente rispondenti ai bisogni degli alunni con disabilità (allo stato attuale, infatti, si manifesta anche il serio e concreto pericolo che la suddetta delicatissima figura sia o possa essere ricoperta da personale non in possesso di titoli specialistici, incorrendo nel rischio di pregiudizi gravissimi a danno degli alunni).

4. Come si presenta la situazione a livello nazionale?
Tra le altre citate, una delle conseguenze inevitabili delle diversificate modalità di gestione e previsione della spesa oraria del servizio, diversamente stabilita con cadenza annuale dagli Enti locali preposti, è quella che ammette che a identica prestazione, si rileva una retribuzione e un’erogazione differenziata per territorio. Per di più, la prassi dell’esternalizzazione della gestione del servizio a terzi (Cooperative) rimette a questi ultimi la recluta degli operatori, la regolamentazione dei loro profili contrattuali, ma spesso anche la definizione del loro ruolo e dei loro requisiti generando un’ulteriore confusione e eterogeneità, aggravate da un iter che risulta inevitabilmente contrassegnato da lungaggini, complessità burocratiche, gravissime sperequazioni che paiono difficilmente accettabili, stante l’estrema delicatezza e la vulnerabilità dei valori in gioco. Svolgendo esclusivamente una mera funzione di agenzia interinale, per il ruolo di intermediatore attribuitogli, la cooperativa aggiudicatrice trattiene, in via quasi esclusiva, i frutti delle ore lavorate dagli operatori. Questi ultimi si ritroveranno a percepire un compenso orario di circa 8/9 euro lorde a fronte delle 18-23 euro previste dalle diversificate P.A.
Oltre a quella appena citata, si descrivono di seguito solo alcune delle gravissime anomalie della condizione retributiva/contrattuale/lavorativa dell’assistente specializzato:
- Essere pagato “a cottimo”, cioè sulla base delle ore effettivamente lavorate, pur avendo un contratto di lavoro subordinato a un numero di ore stabilite.
- Non godere di alcun diritto alla retribuzione per le consuete sospensioni delle attività scolastiche (vacanze natalizie, pasquali, ponti); nella frequente eventualità in cui l'alunno si assenti; nei casi di sospensione delle attività scolastiche per emergenze, disinfestazioni, elezioni.
- Un netto in busta paga a zero compenso, o addirittura in negativo, per i tre mesi di chiusura estiva delle scuole (giugno-settembre) poiché la stipula di un contratto a tempo indeterminato, che, nella sostanza, porta solo un nome illusorio, non prevede misure a sostegno del reddito. Ai lavoratori dunque non spettano le indennità previste in caso di stato di mancanza d'impiego involontario.
- Rintracciare un “netto in busta”, evidentemente ai limiti del reddito di povertà, solo con la riattivazione del servizio, tuttavia MAI coincidente con la riapertura delle scuole di settembre (spesso l’avvio può attendersi anche fino al mese di maggio o può essere negato per l’intero anno scolastico).
- Annuali riduzioni del monte ore contrattuale, in balia dei consueti tagli del monte ore di servizio offerto agli studenti, scagionati da inammissibili esigenze di contenimento della spesa pubblica. Ogni anno in tutto il territorio nazionale si assiste a una variazione delle ore di assistenza destinate al singolo alunno. In barba alle reali esigenze educative individuate dal PEI, essa si orienta verso un trend tendente al ribasso: a molti studenti l’offerta è stata ridotta al “contentino” di 3 o 5 ore settimanali.
- Sospensioni di servizio in corso d’opera per addotte ragioni di esaurimento fondi. Il servizio spesso viene erogato a intermittenza, l’operatore dunque assiste a interruzioni lavorative involontarie che ricadono su un’ennesima e ingiusta mancata retribuzione.
- Lunghe attese per la retribuzione: è noto, infatti, che gli enti locali eroghino i finanziamenti in maniera irregolare. I ritardi nella retribuzione si sono ormai cronicizzati e gli arretrati possono farsi attendere anche per anni.
- Il necessario adeguarsi, pena la perdita di lavoro, alla pretesa di nuovi titoli (mai definitivi) stabiliti, senza alcun criterio, dalle linee guide emanate e modificate annualmente dagli enti locali. Al lavoratore, dunque, l’obbligo di farsi carico dell’onere, in termini di tempo e spesa, di un ennesimo percorso formativo che lo stesso professionista, già dotato di alte e apprezzabili qualifiche, ritiene vano e ripetitivo. Ciò nonostante l’onere economico, per l’aggiornamento professionale dei dipendenti, si prospetterebbe in capo ai datori di lavoro, e dovrebbe prevedersi di prassi per un ambito scientifico come quello dell’educazione, costantemente in evoluzione.
- Per l’assistente non è previsto il pasto del servizio mensa scolastico anche qualora si pretenda la sua presenza nell’orario che include il momento del pranzo.
- Nonostante si ritenga di fondamentale importanza il suo intervento durante le uscite didattiche, l’assistente non può parteciparvi perché la scuola non si fa carico delle spese per la sua partecipazione.
- Non è prevista la presenza dell’assistente in occasione di incontri scuola-famiglia, ricevimenti, collegio docenti, per la programmazione di classe e d’istituto e di tutte quelle occasioni che predisporrebbero un migliore piano dell’inclusione degli studenti con disabilità.
Si delinea, pertanto, un quadro che traccia innumerevoli criticità e contraddizioni che tendono ad acuirsi con gli anni violando gravemente il diritto allo studio degli studenti con disabilità per i quali la legge, nazionale e internazionale, predisporrebbe l’inclusione scolastica. Inevitabili conseguenze si ripercuotono non solo sugli alunni con disabilità ma anche sulle loro famiglie e più in generale sulla efficienza generale del sistema formativo scolastico.

5. Che cosa si intende per internalizzazione?
L’intervento risolutivo alle innumerevoli criticità sopra illustrate in capo sia agli alunni con disabilità che ai professionali della figura contemplata, si mostra nella sua evidenza. L’internalizzazione della competenza in tema di servizi scolastici è un atto dovuto qualora si riconosca che l’habitat naturale di una figura preposta a garantire il diritto all’inclusione scolastica è il MIUR. L’internalizzazione al MIUR, innanzitutto, difenderebbe concretamente il diritto alla massima tutela per gli alunni; parallelamente realizzerebbe la stabilizzazione di tutti i lavoratori che svolgono questo prezioso lavoro in condizioni di una gravissima precarietà non più ammissibile. L’assimilazione della competenza in capo a un organo di governo nazionale, infatti, assicurerebbe su tutto il territorio italiano, un’offerta omogenea, un’erogazione servizio, senza disparità di sorta, unitaria e centralizzata dei maggiori livelli di efficienza e un notevole risparmio della spesa pubblica. Urgente e doverosa è ormai divenuta l’esigenza che la scuola italiana si appropri di un servizio che indiscutibilmente le appartiene, unificando il profilo, riconoscendo a pieno titolo le professionalità ed eliminando tutte le disparità e i torti che finora hanno subito studenti e lavoratori.

6. Cosa vi aspettate dalle Istituzioni?
Costretta a tacere per anni per paura di perdere un lavoro, tuttavia mortificante della dignità personale e professionale, la categoria ha accettato, troppo spesso silenziosamente, queste e altre umilianti condizioni per senso di responsabilità e dedizione nei confronti dei propri alunni anche nella ferma convinzione che essi non meritino ulteriori perdite. A fronte di un disagio diffuso, ormai palese e palesato, il CoNAS ambisce e richiede un confronto diretto con le Istituzioni nazionali di competenza (Ministero dell’istruzione, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell'Economia e delle Finanze e gli organi di Governo nel suo insieme), come rappresentanza significativa di esperti del servizio in questione, in vista della formulazione di proposte e soluzioni realmente efficaci. Una presenza istituzionale finora negata alla nostra categoria: l’unica che effettivamente vanta quell’ampio e specifico impianto formativo ed esperienziale in tema di integrazione scolastica degli studenti con disabilità. Alle Istituzioni chiediamo di essere innanzitutto ascoltati, apprezzati e riconosciuti come expertise esperienziale e professionale unica, consolidata, convalidata, ideata e costruita senza alcun supporto o riconoscimento. Una categoria che non è mai stata e non potrebbe essere mai adeguatamente rappresentata da chi è portatore di competenze, bagagli ed esigenze professionali di altra natura.

7. Cosa è cambiato per la vostra figura professionale da ventotto anni a questa parte?
Ventotto anni di esperienza hanno portato a una sempre maggiore consapevolezza professionale. La mancanza di un impianto stabilito di competenze per l’accesso alla professione e la legittima aspettativa di un inquadramento equo e rispettoso della dignità lavorativa ha sollecitato la categoria ad accrescere progressivamente la propria formazione adeguandola sempre più alle esigenze delle singole disabilità. Ciò ha reso la categoria sempre più specializzata. Oggi gli Assistenti all'Autonomia e alla Comunicazione configurano un assetto professionale polivalente, di esclusiva essenza, altamente qualificato. Si tratta di lavoratori che hanno dedicato anni di formazione focalizzandola sulle squisite ed eccezionali peculiarità della loro professione. Fautori, ideatori, costruttori e specialisti della loro stessa professione, per gli Assistenti all’autonomia e la comunicazione lasciare la loro attività lavorativa significherebbe un doloroso diniego del proprio essere, nella più nobile accezione professionale “di saper essere e saper fare”.

8. Enti locali e Cooperative sono in grado di erogare e di gestire il servizio di Assistenza per l’Autonomia e la Comunicazione?
La realizzazione discontinua, disomogenea e sregolata del servizio su tutto il territorio nazionale fortemente segnalata da più parti (enti di categoria preposti alla tutela dei disabili, famiglie, studenti, operatori, istituti scolastici) è la prova del fallimento di un sistema. Esso ha solo comportato una scarsa offerta, gravi ritardi nell’attivazione, servizi a intermittenza, tagli di ore in progressione annuale, compensi irrispettosi di una professione, recluta di operatori carenti di titoli adeguati, enti territoriali di competenza diversificati e impreparati in materia. Criticità che tendono ad acuirsi con gli anni ricadendo gravemente sul diritto imprescindibile allo studio degli studenti con disabilità per i quali la legge, seppur in maniera sommaria e frammentata, avrebbe previsto l’inclusione scolastica. La logica del decentramento, che demanda la competenza in materia di servizi scolastici all’ente più prossimo all’utenza destinataria (ente locale), mal si coniuga con l’essenza universale del diritto allo studio, provato che essa ha solo generato una grave disparità nell’offerta, se non addirittura la negazione di un diritto fondamentale. Affiancata al decentramento della competenza, l’esternalizzazione della gestione del servizio a terzi autorizza questi ultimi a un ulteriore potere discrezionale, e dunque una diversificazione, sulla scelta dei requisiti richiesti per la recluta degli operatori e sul tipo di inquadramento lavorativo: una sconcertante confusione di precarie e svariate forme contrattuali per l’inquadramento degli operatori. Sussistono ancora contratti a progetto, partite iva, prestazioni occasionali, già contraddittori nella formulazione pretendendo prestazioni lavorative regolari; contratti subordinati che dei diritti del lavoro subordinato riconoscono ben poco. La frammentarietà e la disorganicità del quadro normativo locale, regionale e nazionale in materia impongono l’emergenza di una revisione e sostituzione con un intervento legislativo organico e strutturato. Dalla molteplicità di attori che definiscono le regole del gioco, mossi da propri specifici interessi, non può che risultare l’insuccesso di un tale sistema, soprattutto se si comprenda che i protagonisti (studenti disabili e lavoratori) di questa fallimentare commedia hanno poca voglia di giocare. È ormai comprovato che solo una legislazione generale può garantire quei diritti riconosciuti dalla Costituzione (alla tutela dello studente e del lavoratore) a tutti i cittadini senza distinzione. L’esperienza ha palesato l’inefficacia di una normativa diversificata territorialmente perché essa ha costruito una discriminazione o una diseguale tutela del diritto del disabile e del lavoratore.

9. Assistenti in ATA: opportunità o limite?
Più che opportunità o limite, sarebbe più appropriato definirla una “vana forzatura”. Lo stesso sito del MIUR, infatti, definisce puntualmente il personale ATA come «[...] il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria [...] Svolge funzioni amministrative, contabili, gestionali, strumentali, operative e di sorveglianza collegate all'attività delle istituzioni scolastiche». È di immediata comprensione il fatto che il personale contemplato da tale definizione e le funzioni a esso assegnate esulano completamente da ruolo, mansioni e personalità professionale dell’Assistente per l’Autonomia e la Comunicazione. Il locus operativo dell’Assistente, la cui funzione è quella di garantire la partecipazione scolastica del singolo studente con disabilità, è la classe. Il contesto classe è l’ambiente dove si concretizzano i processi di integrazione, di trasmissione di conoscenze e di inclusione. Al di fuori dalle attività didattiche (ivi comprese le uscite, i momenti di programmazione congiunta, i gruppi di lavoro di équipe e gli incontri scuola famiglia), dove invece il personale ATA è chiamato a operare, la professionalità dell’assistente perde la sua ragion d’essere. Lo stesso sito istituzionale suddivide il personale ATA in diversi profili professionali, raggruppati in quattro Aree:
1) Collaboratore scolastico;
2) Collaboratore scolastico addetto all'azienda agraria;
3) Assistente Amministrativo;
4) Direttore dei servizi generali e amministrativi.
Le mansioni, le modalità organizzative e le prassi operative di ognuna di esse si esplicano in contesti, luoghi e orari che rispondono a esigenze amministrative, tecniche e ausiliarie che non si esprimerebbero affatto, piuttosto rinnegherebbero nella sua essenza, l’operato del professionista dell’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 23-07-2020 alle 00:04 sul giornale del 24 luglio 2020 - 1498 letture

In questo articolo si parla di scuola, attualità, Comuni, italia, docenti, legge, disagi, regioni, formazione, cooperazione, sostegno, enti locali, proposta, criticità, sfruttamento, salario, precarietà, Miur, istituzioni, efficienza, professionalità, articolo, Michele Peretti, espressioni, sanatoria, assistenza scolastica, cottimo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/brmc

Leggi gli altri articoli della rubrica Espressioni





logoEV