Da bestia a 5 carte a sette e mezzo: i giochi di carte tradizionali nelle Marche

6' di lettura 21/09/2020 - Trascorrere il tempo libero in compagnia degli amici più cari è sempre un piacere e spesso si cercano escamotage per tenersi impegnati tra risate, momenti di convivio e magari anche una bella partita a carte.

Fino a qualche tempo fa, infatti, prima che nel mondo esplodesse il fenomeno di internet e che i vari smartphone, tablet e pc iniziassero a diventar popolari soprattutto tra i più giovani, sedersi al tavolo e prendere un mazzo di carte per cimentarsi in uno dei tanti giochi tipici della tradizione italiana era uno degli svaghi senz'altro più apprezzati e ricercati.

Le Marche vantano una tradizione invidiabile sotto questo punto di vista e sin dal Medioevo, quando le carte iniziarono a diffondersi a livello regionale sulla scia dei crociati di ritorno dalla Terra Santa che importarono i primi mazzi in Italia chiamati Naibi, diverse alternative di gioco vennero sviluppate e si crearono nuove formule per rendere ancora più interessante le partite.

Uno degli intrattenimenti di questo tipo più conosciuti, che è anche rinomato per essere un must delle Feste natalizie insieme alla tombola e al Mercante in fiera è la Bestia a 5 carte. Questo gioco mischia le regole del bridge, della briscola, del tressette e del poker. Bisogna rispondere seme con seme (se si gioca bastoni si dovrà rispondere con bastoni) e in assenza d'altro si sarà costretti a giocare la briscola che il mazziere indica a tutti i partecipanti con la prima carta gettata sul tavolo. Di solito si gioca in 4 o 5 giocatori con un mazzo classico di piacentine o napoletane. Una volta distribuite le carte, terminate le tre fasi di gioco, il piatto con le puntate viene assegnato a chi si sarà aggiudicato il maggior numero di mani (almeno 2 su 3). Una variante anomala della Bestia a 5 carte intima ai partecipanti l'obbligo di giocare il cosiddetto piatto sicuro o matematico: in pratica quando si posseggono carte che consentano di battere gli avversari devono essere giocate pena il versamento di una somma pari all'intero ammontare del piatto. L'etimologia del gioco deriva dal fatto che se un partecipante non consegue almeno una delle prese, e di fatto risultando perdente, è obbligato dalle regole a pagare l'intero ammontare contenuto nel piatto andando letteralmente fuori di testa e dunque “in bestia” per la perdita pecuniaria.

Altro gioco tipicamente marchigiano è il Trucco, un passatempo che somiglia per alcuni versi all'hold'em ma sebbene il saper come contare le carte a poker può far la differenza, in questo caso a cambiare i destini della partita è l'attitudine al bluff che nella disciplina in questione contraddistingue i giocatori più smaliziati. Furono i migranti di ritorno dal Sud America a rendere popolare questo passatempo che si diffuse a macchie sul territorio soprattutto nelle zone affacciate sul mare da Porto Recanati a Porto San Giorgio ma anche nell'entroterra da Fermo ad Appignano. Anche in questo caso è sempre il mazzo di 40 carte a farla da padrone e qui i partecipanti si fronteggiano a coppie facendo sfoggio della loro abilità di truccare il valore delle loro carte dichiarando punteggi anche superiori per portare punti alla propria squadra. Il giocatore di mano chiama l'invito mentre quello successivo deve decidere se vedere il punto dell'avversario (nel gergo caratteristico del gioco si risponde con Quiero) oppure rilanciare chiamando a propria volta l'invito e dunque raddoppiando di due punti il punteggio in gioco. Sono previsti anche rilanci dal valore maggiore come il forte invito (che vale tre punti), il due reale invito (che vale sei punti) e il forte invito che può persino ribaltare le sorti della partita se entrambe le squadre sono sotto i 15 punti, solitamente la metà del punteggio prefissato per la vittoria della partita che spesso viene posto a 30 punti. Numerose altre note di colore caratterizzano l'andamento della partita mentre vale la pena segnalare che questo è forse uno degli unici giochi di carte al mondo dove i segni tra compagni di squadra sono non solo consentiti ma anche favoriti visto che aiutano a pianificare la strategia da adottare nel corso delle mani.

Altro gioco marchigiano per eccellenza è la Petrangola. In questo caso è possibile giocare con più mazzi di carte italiane consentendo così anche un numero più ampio di giocatori. La dinamica del gioco è molto semplice, si inizia con i partecipanti che dotati di tre vite riscattano la loro partecipazione versando la quota nel piatto (tre vite per tre fiche). Il mazziere pone 3 carte sul tavolo e i giocatori a turno, seguendo il giro antiorario partendo dal mazziere, possono scegliere di cambiare le proprie carte cercando di fare petrangola (combinazione di tre carte uguali o una scala di carte dello stesso seme) o il punto più alto possibile con 3 carte dello stesso seme (asso e due figure fanno 31, il punteggio migliore dopo la petrangola). Quando uno dei partecipanti decide di bussare gli altri partecipanti possono fare l'ultimo cambio di carta oppure decidere di bussare a loro volta. Perde una vita chi ha il punteggio peggiore e il gioco si chiude con un testa a testa tra due partecipanti, vince tutto chi sopravvive fino alla fine.

A chiudere la lista dei giochi più popolari delle Marche c'è il sette e mezzo che è senz'altro uno dei passatempi natalizi più diffusi anche a livello nazionale. Una dinamica molto semplice accompagna lo svolgimento della smazzata con un giocatore a turno che fa il banco e viene affrontato a turno da tutti i partecipanti al tavolo. Si gioca con un mazzo di carte italiane da 40 e bisogna cercare di avvicinarsi con le proprie carte al valore di 7 e mezzo (un 7 e una figura, un 4 un 3 e una figura, il 10 di denari che è il jolly e una figura). Se si va sopra questo conteggio il giocatore sballa e versa la posta puntata al banco. In caso di punteggi equivalenti vince sempre il banco anche totalizzando 7 e mezzo. Una versione decisamente semplificata del blackjack per accompagnare con un pizzico di brio i classici panettoni e torroni che di solito chiudono con dolcezza le abbuffate natalizie.








Questo è un articolo pubblicato il 21-09-2020 alle 12:12 sul giornale del 21 settembre 2020 - 27 letture

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