Mauro Mottinelli: leggere è l'unico modo per apprendere

10' di lettura 17/11/2020 - Amare sé stessi è l'inizio di una storia d'amore lunga tutta la vita. Oscar Wilde

Mauro Mottinelli
Psicologo clinico, psicoterapeuta e psicopatologo forense, CTU del Tribunale di Brescia, formatore, esperto di sordità. Ha attivato i “Gruppi d’incontro per adolescenti sordi” presso l’Istituto Statale dei Sordi di Roma con Rosanna Bosi e Roberta Tomassini. Ha contribuito con Rosanna Bosi ai seguenti volumi: Il workshop sugli aspetti psicologici, in L’assistente alla comunicazione per l’alunno sordo. Chi è, cosa fa e come si forma. Manuale di riferimento per gli operatori, le scuole e le famiglie di R. Bosi, R. Tomassini e S. Maragna (FrancoAngeli, 2007), L’interprete LIS sa essere un mediatore linguistico-culturale? I segni raccontano. La Lingua dei Segni Italiana tra esperienze, strumenti e metodologie a cura di C. Bagnara, S. Fontana, E. Tomasuolo e A. Zuccalà (FrancoAngeli, 2009) e, con Virginia Volterra, Le Lingue dei Segni nel mondo, Opera Treccani Terzo Millennio - Enciclopedia Treccani (2009).

1)Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Come posso descrivermi solo con tre aggettivi? Me ne servono molti di più! Se proprio dovessi scegliere mi descriverei: narcisista, dato che i miei studenti mi hanno soprannominato “pavone” perché durante le lezioni sono sempre molto esibizionista; riflessivo, perché mi preoccupo sempre della salute delle persone a me care; dannoso, perché mi piace cambiare il pensiero delle persone altrui e spingere gli altri portandoli a un punto di rottura.

2) Cosa significa per te essere sordo?
Essere sordo per me vuole semplicemente indicare chi non ha il senso dell’udito. Dal punto di vista clinico essere sordo vuol dire avere qualcosa di sbagliato; spesso la società vuole riparare le persone sorde per normalizzarle. Invece dal punto di vista antropologico essere sordi significa far parte di un “gruppo etnico” (Lane, 2005). Lane dice che il “gruppo etnico” per essere tale deve avere: una propria cultura, valori, una lingua…. Esattamente come noi sordi, qui in Italia, comunichiamo con la Lingua dei Segni Italiana.

3) Se la sordità fosse un colore, quale sarebbe?
L’arcobaleno. So benissimo che l’arcobaleno non è un colore ma è composto da sette colori.

4) Quali sono le emozioni che associ alla sordità?
Non esistono emozioni collegate alla sordità perché ognuno ha emozioni proprie. Chiaramente ogni individuo, essendo un essere umano, può percepire in modo diverso le emozioni. Purtroppo, ci sono persone che pensano che chi è sordo non percepisce o esprime emozioni, e questo ragionamento è assurdo.

5) Cosa significa l'acronimo CODA?
Significa essere figli di genitori sordi. Io sono socio onorario dell’Associazione CODA Italia e devo dire che la sento un po’ mia. Ho stimolato i fondatori affinché la creassero, in modo da avere visibilità e per far sì che i CODA avessero uno spazio dedicato, del resto anche loro sono un pochino sordi.

6) Come e quando sei stato esposto all'italiano?
Fin dalla nascita grazie ai parenti udenti. Ad esempio giocavo spesso con i miei cugini che avevano all’incirca la mia stessa età. Con loro comunicavo giocando, gesticolando, eravamo molto creativi nel trovare modi per interagire. Inoltre, io ho fatto tantissima logopedia. Quando ero piccolo vedevo gli altri bambini giocare mentre io andavo dal logopedista e questo per me è stato fonte di grande sofferenza. Comunque si può dire che io abbia imparato la lingua italiana in modo naturale, come qualsiasi altra lingua.

7) Perché hai deciso di diventare psicologo e psicoterapeuta?
In verità io volevo diventare medico chirurgo. Sicuramente in futuro diventerò medico, magari quando sarò in pensione e avrò più tempo libero a disposizione. È un sogno nel cassetto che vorrei realizzare. Non sono diventato medico per colpa di un test attitudinale svolto da una psicologa, il cui risultato ha fatto sì che io non frequentassi una scuola superiore che mi desse solide basi scientifiche. Tutto questo lo racconto nel mio romanzo autobiografico che verrà pubblicato in inverno dalla casa editrice Armando Editore. Quando ero piccolo giocavo sempre con una valigetta da medico, obbligavo mia sorella a sdraiarsi nuda su un tavolo per poi fingere di operarla… mia mamma voleva quasi uccidermi. Ho scelto di studiare psicologia perché è collegata all’ambito clinico e perché la mente umana mi affascina molto. Se tornassi indietro sicuramente mi riscriverei a psicologia. Dopo la laurea mi sono specializzato in psicoterapia per poter fare terapia. In totale il mio percorso di studi è durato quindi 10 anni, esattamente gli anni richiesti per diventare un medico specializzato.

8) Cosa apprezzi delle due culture sorda e udente e cosa invece ti piace meno?
In verità rispondere a questa domanda è difficile perché non ci ho mai riflettuto. In tutta onestà anche in ambito lavorativo non amo diagnosticare i pazienti. Nel momento in cui vedo una persona non la etichetto come malata. Per me la cultura sorda è come una casa dove mi trovo a mio agio. Mi spiego meglio: può essere associata al termine diaspora, parola greca ormai poco conosciuta, che si potrebbe tradurre con disseminare. Indica la dispersione di un popolo oppure un popolo che per diversi motivi (es. religione, ecc.) ha abbandonato la terra di origine per trasferirsi altrove. Ad esempio se mi reco a Parigi per un convegno sulle lingue dei segni, non considero Parigi la mia città, ciò nonostante, mi sento come a casa mia perché vedo persone segnanti esattamente come me. Ecco il motivo della scelta del termine diaspora. In verità spiegare il senso di appartenenza che percepisco è molto difficile, per capirlo a fondo dovreste sposarmi. Per quanto riguarda la cultura udente ci sono immerso da sempre poiché è la cultura maggioritaria, ho colleghi di lavoro udenti, lavoro per giudici udenti, anche se in verità in futuro mi piacerebbe stendere una perizia per un magistrato sordo. Detto ciò, non ho mai visto differenze tra le due culture. Così come non mi piace che alcuni udenti disprezzino i sordi allo stesso modo non mi piace che alcuni sordi disprezzino gli udenti. Provo lo stesso per quegli udenti che usano i sordi e per i sordi che usano gli udenti. Questi comportamenti per me sono sullo stesso piano, senza alcuna differenza.

9) Quali sono a tuo avviso i benefici di crescere in un contesto bilingue bimodale (LIS e italiano)?
Ho sempre detto che l’apprendimento della LIS è utile, però sfortunatamente spesso i genitori udenti scoprono tardi la lingua dei segni. La LIS è utile perché viene appresa tramite l’unico canale integro che i bambini sordi possono sfruttare appieno. La LIS è utile anche per stimolare lo sviluppo intellettivo e la completa acquisizione delle competenze linguistiche. Per un bambino sordo conoscere la LIS può essere un aiuto nell’apprendimento della lingua italiana scritta e orale. Questi sono alcuni dei benefici della crescita in un contesto bilingue bimodale.

10) Ci sono aspetti affini tra udenti figli di genitori sordi e sordi figli di genitori sordi?
Sicuramente gli udenti fin da piccoli hanno provato l’esperienza del dover tradurre per i genitori. Per quanto riguarda i sordi non si tratta esattamente di traduzione quanto di dover spiegare ai propri genitori il significato di lettere e documenti che da soli non riescono a capire. Penso dunque che ci sia qualcosa di affine tra i due gruppi ma non posso generalizzare perché dipende dalle esperienze personali vissute da ognuno.

11) LIS e impianto cocleare: una convivenza possibile?
Assolutamente sì. Bisogna dire che vent’anni fa gli impianti cocleari erano estremamente diversi da quelli attuali. Gli impianti attuali sono sicuramente di qualità migliore rispetto a quelli passati. Voglio però sottolineare che l’impianto cocleare non risolve automaticamente tutti i problemi. In seguito all’operazione è necessario seguire un percorso di riabilitazione logopedica, musicale, di lettura labiale sempre accompagnati da uno specialista. Come sostiene il ricercatore Francesco Pavani, l’utilizzo della LIS da parte di bambini con impianto cocleare non arreca alcun danno e ciò è confermato da molte riviste scientifiche.

12) C'è un episodio legato al tuo vissuto che vorresti condividere con noi?
Io vorrei raccontarne tantissimi! Dunque, anni fa ero andato a un convegno sull’educazione dei bambini sordi. Leggendo i nomi dei relatori mi sono accorto che erano tutti udenti, tuttavia era previsto il servizio di interpretariato in LIS. Molti relatori affermavano che la LIS non favoriva lo sviluppo linguistico e anzi rendeva difficoltoso l’apprendimento della lingua italiana. Ovviamente non erano ben preparati sull'argomento. A un certo punto alzai la mano, l’interprete era già pronto per mettere in voce, quando presi io il microfono e iniziai a parlare. Dissi che ero sordo segnante figlio di sordi e parlando in italiano dimostravo chiaramente che avevano torto. Tutti i relatori arrossirono per l’imbarazzo. Purtroppo a quel convegno non erano presenti molti segnanti, eppure sono sicuro che chi era tra il pubblico ha applaudito a mio favore.

13) Se potessi incontrare te stesso da piccolo, cosa gli diresti?
Gli direi che l’importante è leggere sempre, continuamente, perché è l’unico modo per apprendere. Dato che sono sordo profondo a me le orecchie servono solo per reggere gli occhiali, magari per altri sordi possono essere utili per raccogliere informazioni. Per me non è così, quindi è indispensabile il continuo stimolo dato dalla lettura.

14) Perché hai scelto di raccontarti in un libro?
In realtà il libro è nato per caso nel periodo del Coronavirus. Io spero che il libro possa essere di aiuto ai genitori di bambini sordi, per accettarli più facilmente. Inoltre, voglio anche che sia un modo per sottolineare pubblicamente che i sordi non sono deficienti; sfortunatamente la politica a volte li vede ancora come dei poverini bisognosi di aiuto. Il libro vuole essere anche uno stimolo per il riconoscimento della LIS. In ultimo anche un modo per dire che il test a cui ero stato sottoposto per la scelta della scuola superiore aveva dato un risultato completamente errato. Vorrei che quella psicologa venisse spogliata del titolo e radiata dall’albo.

15) Se trovassi la lampada di Aladino, quali sono i tre desideri che esprimeresti?
- Vorrei adottare un bambino. Nei mesi scorsi ho iniziato a informarmi tramite un magistrato del Tribunale dei Minorenni per riuscire ad adottare un bambino come papà single.
- Diventare Presidente della Repubblica, perché ci sono tantissime leggi che vorrei approvare, in primis il riconoscimento della LIS come lingua.
- Vorrei riconoscere la LIS perché l’articolo 6 della Costituzione Italiana afferma che le minoranze linguistiche devono essere tutelate.

16) Qual è il tuo motto?
Non so né cosa sia un motto né a cosa serva. Conosco tanti proverbi e modi di dire in LIS e in italiano ma caratterialmente non mi piace copiare e incollare citazioni sui social network come invece fanno in molti.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 17-11-2020 alle 00:03 sul giornale del 19 novembre 2020 - 1307 letture

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