La triste vicenda della Chiesa di San Salvatore di Sotto

5' di lettura 26/11/2020 - Due Chiese dedicate a San Salvatore appaiono come” l’alfa e l’omega” della memoria spirituale della città. La prima sorge su un poggio nella parte est di Ascoli e offre la candida facciata esaltata dalla presenza di spettacolare trifora di gusto gotico ai raggi del sole appena sorge dalle acque dell’azzurro Adriatico.

La seconda, ubicata nella parte ovest della città, invece si offre discreta e riservata agli raggi del sole prima che si nasconda dietro le vette dei Monti della Laga e dei Sibillini.

Identica, peraltro, la sorte di questi edifici, che ormai da tempo immemorabile non svolgono, d’altra parte come tanti altri edifici di culto e non della città, la funzione per cui un tempo furono costruiti.

Ma la vicenda assume una particolare gravità nel caso della Chiesa di San Salvatore di Sotto. Questa Chiesa, dopo varie traversie, fu finalmente donata al Comune di Ascoli Piceno e su sollecitazione di Mariolina Massignani , Presidente della locale Sezione Archeoclub, fu possibile evitarne la completa distruzione e avviarne il recupero, utilizzando i fondi erogati dalla sempre generosa Fondazione Carisap.

Purtroppo, come succede sovente nel nostro beneamato paese, non si individuò contestualmente il tipo di utilizzazione del bene , che così, al termine dei lavori, rimase in condizione di abbandono .

Naturalmente questa situazione ha determinato che la sua condizione divenisse identica a quella precedente all’azione di recupero: nessuna forma di fruizione, abbandono e degrado progressivo.

Si dovrebbe quindi convenire che, forse, si sono sprecate le somme utilizzate per il recupero e restauro.

Quanto accaduto ci deve indurre a fare delle amare riflessioni: non è più accettabile che si continui a privilegiare forme di tutela passiva, sia che si tratti di singoli edifici sia che addirittura si tratti dei centri storici, accontentandosi di tutelare e salvaguardare l’integrità dei manufatti senza stabilire contestualmente le modalità di utilizzazione e le forme più sostenibili e responsabili di fruizione.

Solo la “rivitalizzazione”, infatti, potrebbe assicurare una corretta ed efficace valorizzazione dei beni recuperati. Valorizzazione, che non consiste evidentemente nella loro mercificazione, bensì nella esaltazione dei loro valori autentici e della memoria storica che rappresentano.

E’ ormai giunto il tempo che si cambi registro. In proposito la Sezione dedicò a queste problematiche un documento auspicando l’avvio di un proficuo confronto.

Riteniamo che quanto sostenuto in quel documento mantenga una piena attualità.

Si rinnova pertanto l’auspicio che questo confronto si avvii tra i Rappresentanti istituzionali , le Associazioni Culturali e di Tutela, gli Ordini Professionali e di Categoria, il Mondo della Scuola e quello Universitario per individuare insieme i corretti percorsi da seguire per evitare che si ripetano e si consolidino i consueti modi di operare , permettendo invece di individuare le modalità corrette degli interventi non solo per salvare le testimonianze di civiltà del territorio, bensì per consentirne la “rivitalizzazione” nel rispetto di quanto affermato nella Carta Europea del Patrimonio Architettonico emanata ad Amsterdam nel 1975 con il riconoscimento del concetto “ di conservazione integrata, risultato dell’uso congiunto della tecnica del restauro e della ricerca di funzioni appropriate”, in modo da consentire che i beni recuperati diventino luoghi densi di responsabili attività, fucine di nuove iniziative, strumenti di vitali scambi culturali.

E ciò vale in particolare per il centro storico della nostra città ora in condizione di sostanziale abbandono, di progressiva deprivazione demografica ed economica, di sostanziale mancanza del ruolo che le compete. Condizioni che la famigerata diffusione del Covid sta contribuendo a far diventare addirittura non più sostenibili.

Per tornate alla vicenda di San Salvatore di Sotto l’auspicio è che si faccia tutto il possibile per consentire che la Chiesa possa essere utilizzata magari per ospitare uno dei Laboratori o Centri Culturali proposti dalla Sezione. Oppure per consentirne l’ utilizzazione , almeno in via temporanea, come luogo per l’esposizione delle opere dedicate all’immagine di San Michele , onde consentire la prosecuzione della raccolta dei fondi, già da tempo avviata dalla Sezione, per il recupero della Chiesa di Vitevello , dedicata, come è noto, proprio al culto dell’Arcangelo. Ciò in attesa che si renda possibile per questa esposizione il Chiostro del complesso di Sant’Angelo Magno, che per essere dedicato proprio al culto dell’Arcangelo , sarebbe di certo il sito più idoneo allo scopo.

Così facendo la Sezione potrà finalmente contattare primari sponsor invitandoli a partecipare ad una sorta di asta per offrire adeguati contributi per il recupero della Chiesa di Vitavello scegliendo una delle opere dedicate all’immagine dell’Arcangelo tra quelle che, con entusiasmo, primari artisti italiani e stranieri, già contattati dal Maestro Augusto Piccioni, si sono dichiarati disposti a realizzare e donare, ponendo, peraltro, la condizione irrinunciabile che venga assicurata l’ esposizione pubblica delle loro opere .

E’ augurabile che si avvii un minimo di interlocuzione e che si dimostri di voler contribuire almeno in questo caso a permettere che l’iniziativa della Sezione possa concretizzarsi, favorendo l’avvio non più rinviabile della crescita culturale della città e di uno sviluppo economico e sociale solido e responsabile .

Profondamente grata per un auspicabile positivo riscontro, la Sezione ringrazia sentitamente e porge distinti saluti.

Il Presidente della Sezione
Prof. Gaetano Rinaldi

Si allega in PDF il Documento della Sezione dedicato al Tema della Tutela Attiva per la Valorizzazione Sistemica delle “ Testimonianze di Civiltà del Territorio”.


da Italia Nostra sez. di Ascoli Piceno


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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-11-2020 alle 16:15 sul giornale del 27 novembre 2020 - 209 letture

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